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Una nuova corsa al riarmo dopo il ritiro di Trump dall'accordo INF?

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Questo contenuto è stato pubblicato il 24 ottobre 2018 - 10:45
tvsvizzera/ats/spal con RSI (Tg del 24.10.2018)

Le diplomazie sono al lavoro dopo la decisione annunciata da Donald Trump riguardante il ritiro unilaterale di Washington dal Trattato INF, l'accordo con il quale Stati Uniti e Unione Sovietica si impegnarono nel dicembre 1987 a eliminare i missili nucleari a corto e medio raggio, in particolare sul teatro europeo.

La Casa Bianca da diversi giorni accusa Mosca di aver violato l'intesa e proprio martedì il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton ha fatto visita al presidente russo Vladimir Putin al Cremlino per illustrare la posizione di Washington e comunicare l'intenzione di Donald Trump di incontrare il suo omologo russo il prossimo 11 novembre a Parigi.

Al contempo l'inviato della Casa Bianca ha precisato che "non è stata ancora fatta la dichiarazione ufficiale sull'uscita" dall'accordo firmato da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov 31 anni fa e che gli Stati Uniti "sono lontani dal prendere la decisione di schierare missili in Europa".

Secondo gli analisti però l'iniziativa americana non è rivolta tanto all'antagonista russo quanto alla Cina, potenza nucleare in rapida ascesa alla quale non si applicano i limiti contenuti nel Trattato INF.

Ma al di là delle strategie geopolitiche la mossa di Trump rischia di innescare una nuova corsa al riarmo nucleare, oltretutto senza regole e nel bel mezzo di una contesa non ancora del tutto risolta con la Corea del Nord. Su questi temi il Tg ha sentito Alexandra Bell del Center for Arms Control and Non-Proliferation di Washington.  

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