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Rinchiusi in campi di indottrinamento

Sarebbero oltre un milione le persone rinchiusi in campi di indottrinamento in Cina. Nel mirino soprattutto l’etnia Uigura di religione islamica, ma anche kazaki e altre minoranze della regione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 novembre 2019 - 15:04
tvsvizzera.it/fra con RSI
Uno dei campi di indottrinamento nella regione dello Xinjiang, nell'estremo ovest della Cina. Copyright 2018 The Associated Press. All Rights Reserved.

"Lavaggio del cervello sistematico" per centinaia di migliaia di musulmani detenuti in Cina, nelle regione dello Xinjiang. È quanto rivelano dei documenti ufficiali delle autorità cinesi di cui è entrato in possesso l'International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) e di cui riferisce fra l'altro la Bbc (e in Svizzera testate quali il Tages-Anzeiger).

L'emittente britannica ricorda che il governo cinese ha sempre sostenuto che i campi dello Xinjiang offrono istruzione e formazione volontaria contro l'estremismo alla minoranza uigura. 

Ma dai documenti trapelati, ribattezzati China Cables, emerge come il governo cinese abbia dato istruzioni precise su come gestire i campi: cioè come prigioni di massima sicurezza, con un rigida disciplina, punizioni e divieto di fuga, dove la vita dei detenuti viene monitorata continuamente. 

Nei memo ai carcerieri, tra l'altro, si legge "promuovere il pentimento e la confessione". L'ambasciatore cinese nel Regno Unito ha liquidato l'inchiesta come "fake news", ma la Bbc sottolinea che circa un milione di persone, per lo più uiguri, si ritiene siano stati arrestati senza processo in Cina.

Ecco altri dettagli.

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