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Cosa si sa della nuova variante di coronavirus

Virus al microscopio
La mutazione è stata individuata sulla "proteina Spike" del virus. Keystone

L'apparizione nel Regno Unito di un nuovo ceppo di coronavirus, presentato come più contagioso, sta seminando preoccupazione in tutta Europa. Fino a questo momento, niente dimostra che provochi forme più gravi di malattia o che sia resistente ai vaccini, sottolineano gli esperti.

I virus, come gli esseri viventi, sono dotati di materiale genetico (DNA e RNA) che può essere soggetto a mutazioni.  Queste avvengono quando i virus si replicano all’interno delle cellule o si scambiano il materiale genetico.

Il più delle volte questo non ha conseguenze, ma di tanto in tanto le mutazioni possono conferire al virus un vantaggio o uno svantaggio per la sua sopravvivenza. “Ci sono senza dubbio migliaia di varianti”, spiega Emma Hodcroft, epidemiologa dell’Università di Berna.

“La cosa più importante è capire se una variante ha proprietà che possono avere un impatto sugli esseri umani, sulla diagnosi e sul vaccino”, aggiunge il professore di infettivologia dell’Università di Liverpool Julian Hiscox.

La nuova variante per la quale il Regno Unito ha lanciato l’allarme concerne una mutazione, denominata N501Y, a livello della proteina (proteina Spike) che permette al virus di attaccarsi alle cellule umane per penetrarle e che ha dunque un ruolo chiave a livello di infezione.

Nel servizio del Telegiornale, le considerazioni di Alessandro Diana, docente alla Facoltà di medicina e l’unità di vaccinologia dell’Università di Ginevra:

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Il ministro britannico della salute ha dichiarato domenica che questa nuova variante è “fuori controllo” nel Regno Unito, mentre il premier Boris Johnson ha parlato di una contagiosità superiore del 70%.

L’Agenzia europea per il controllo delle malattie ha scritto che una grande proporzione dei nuovi casi registrati nelle ultime settimane nel Regno Unito sono riconducibili a questa mutazione. Anche le ospedalizzazioni sono aumentate in concomitanza con l’apparizione di questa nuova forma del virus.

Tuttavia Hodcroft si mostra prudente su una “contagiosità del 70% superiore”. Stime fatte così presto sono spesso imprecise e non è chiaro come questa cifra sia stata stabilita.

Inoltre, ricorda il vicedirettore dell’Istituto Pasteur, Vincent Enouf, la regione d’Inghilterra interessata finora era stata relativamente risparmiata, una grande parte della popolazione non era immunizzata e il virus ha trovato terreno fertile per diffondersi.

È anche difficile affermare che questa variante sia effettivamente “nata” nel Regno Unito, leader nella tecnica di sequenziamento genetico. I britannici potrebbero semplicemente essere stati i primi ad individuarla. Forme simili, anche se in bassissimo numero, sono state già trovate in Australia (un caso), in Danimarca (9), nei Paesi Bassi (1).

Anche in Italia è stato trovato individuato un caso. Il malato si trova in isolamento a Roma. Il servizio del Telegiornale:

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Lo scenario più temuto sarebbe che questa variante abbia una resistenza ai vaccini che cominciano a essere distribuiti nel mondo. Ma non è un’ipotesi probabile, secondo gli scienziati.

“L’idea di un vaccino è che la proteina Spike nel suo insieme è mostrata al vostro sistema immunitario, il quale impara dunque a riconoscerne le sue numerose diverse parti”, spiega Hodcroft. “Se qualcuna cambia, restano sempre tutte le altre per riconoscere il virus”.

Benché indagini supplementari (già in corso) siano necessarie per averne certezza, sia l’Oms che la sanità britannica sottolineano che niente indica, per il momento, che la nuova variante provochi una mortalità accresciuta o che influenzi i vaccini o altri trattamenti.

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tvsvizzera.it/afp con RSI (TG del 21.12.2020)

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