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Francia, condannati i complici dell’attentato a Charlie Hebdo

Murales
I ritratti dei vignettisti uccisi vicino all'ex sede della rivista satirica. Keystone / Ian Langsdon

L'entità delle pene emesse nei confronti di quattordici complici dei fratelli Kouachi e di Amedy Coulibaly, autori dell'attentato del 2015 alla redazione di Charlie Hebdo e al supermercato Hypercacher, vanno da quattro anni di prigione fino all'ergastolo.

La sentenza è stata emessa presso il Palais de la Justice a Parigi dopo tre mesi di udienze, considerate un processo storico. Tutti gli imputati sono stati condannati, ma per sei di loro è stata scartata l’aggravante di terrorismo.

La pena più pesante è stata inflitta a Mohamed Belhoucine, mentore religioso di Coulibaly al quale aveva redatto la dichiarazione di alleanza allo Stato Islamico. Si suppone che Belhoucine, condannato in contumacia all’ergastolo, sia morto in Siria, dove era partito qualche giorno prima degli attentati.

La moglie di Coulibaly è stata invece condannata a 30 anni di reclusione dopo essere stata riconosciuta colpevole di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo e di finanziamento del terrorismo.

La donna è partita a inizio gennaio 2015 in Siria dove sarebbe, secondo il ministero pubblico, “diventata una sorta di principessa dello Stato Islamico”. Sarebbe tuttora in vita e in fuga.

Trent’anni di carcere sono anche la pena di colui che è stato presentato dalla procura come il braccio destro di Coulibaly, il 35enne Ali Rizat Polat.

Amar Ramdani, che avrebbe aiutato Coulibaly a procurarsi delle armi, è stato condannato a 20 anni mentre Nezar Mickaël Pastor Alwatik è stato condannato per associazione a delinquere a fini terroristici a 18 anni di prigione.

Le Corte si è mostrata più clemente con gli altri imputati e sembra aver ascoltato gli avvocati della difesa che avevano esortato la corte a non cercare “costi quel che costi” dei colpevoli, essendo gli autori materiali dell’attentato deceduti.

Le pene pronunciate nei loro confronti  sono state in gran parte già state espiate con la detenzione preventiva.

Il servizio del TG e il commento del corrispondente da Parigi:

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tvsvizzera.it/Zz/reuters con RSI (TG del 16.12.2020)

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