Navigazione

Saltare la navigazione

Sotto-siti

Funzionalità principali

Matthew, morte e devastazione ad Haiti

Le vittime del passaggio dell'uragano sarebbero oltre 570; alcune zone sono ancora inaccessibili; l'Unicef: "scenario apocalittico"

La devastazione che l'uragano Matthew ha lasciato dietro di sé ad Haiti si sta rivelando in tutta la sua drammaticità. I morti sarebbero al momento più di 570, ma i dati sono provvisori perché alcune zone sono ancora inaccessibili a causa delle strade impraticabili.

L'Unicef non ha esitato a parlare di scenario apocalittico, ai livelli del terremoto del 2010. Mentre il governo, di fronte alla tragedia, ha dichiarato lo stato di catastrofe.

La situazione si aggrava di ora in ora. Soccorritori e volontari lavorano senza sosta. Centinaia di migliaia di persone hanno bisogno di assistenza. Molti ospedali sono rimasti senza elettricità e si teme il diffondersi di malattie come il colera a causa delle acque contaminate.

"La nostra attenzione è rivolta sopratutto ai bambini", ci spiega Christophe Boulierac, portavoce Unicef. "È prioritario fare in modo che abbiano accesso al più presto ad acqua pulita, soprattutto nelle zone più colpita da inondazioni. I bambini sono particolarmente sensibili al problema delle malattie portate dall'acqua".

Non resta nulla di Jérémie, città costiera di Haiti. È la zona più colpita dalla furia di Matthew, che ha distrutto l'80 per cento delle case e ha raso al suolo altre 30 mila abitazioni nel sud del paese.

"La maggior parte delle persone sopravvissute", racconta un volontario, Dony Saint-Germain, "ha perso tutto. I vestiti, la casa. Non hanno più un posto dove andare".

Haiti, uno dei paesi più poveri al mondo, è vulnerabile alle intemperie a causa della deforestazione. Quella causata dall'uragano Matthew è la crisi umanitaria più drammatica che il Paese abbia conosciuto dal terremoto che l'ha devastata nel 2010.

Donazioni a favore delle vittime dell'uragano Matthew possono essere effettuate on line sul sito della Catena della Solidarietà oppure attraverso l'applicazione "Swiss Solidarity".

×