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Nuovi scontri a Gaza, almeno sette morti

Manifestanti in primo piano si tengono a distanza dal fumo nero del fuoco che hanno appiccato a copertoni.
La cortina di fumo nero lungo la barriera di sicurezza. Keystone

Sono almeno sette le persone rimaste uccise venerdì nei violenti scontri tra esercito israeliano e manifestanti palestinesi nei pressi della barriera difensiva a Gaza. Secondo fonti mediche, i feriti superano i 1000.

Alla seconda grande manifestazione detta ‘Marcia per il ritorno’, sul confine che separa Gaza dallo Stato ebraico, si sono riuniti 20’000 dimostranti. Rivendicano il diritto a uscire dalla Striscia.

La protesta, iniziata una settimana fa, dovrebbe concludersi il 15 maggio. I morti odierni si aggiungono ai 19 di venerdì scorso. Un bilancio che, secondo le Nazioni Unite, denota un uso eccessivo della forza da parte dell’esercito israeliano.

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I feriti comprendono sette donne e 31 minorenni, riferisce il portavoce del ministero della Sanità palestinese Ashraf al-Qudra.  

Lancio di pietre, e fumo

I dimostranti, per avvicinarsi al confine senza esporsi alla mira dei cecchini, hanno incendiato copertoni di gomma. Tutti i tentativi di attraversarlo sono stati sventati, ha detto un portavoce militare israeliano.

I manifestanti palestinesi hanno lanciato “altri ordigni esplosivi e bombe incendiarie verso i soldati”, ha aggiunto.

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Ci sono stati “tumulti” in cinque punti lungo la barriera.

La reazione dell’Onu

La portavoce dell’Alto Commissariato dell’ONU per i diritti umani Elizabeth Throssell ha puntualizzato che l’esercito israeliano deve fare ricorso a misure non violente “per quanto possibile” nel rispetto del diritto internazionale.

Molti degli oltre mille feriti dal fuoco israeliano erano disarmati, ha rilevato, sottolineando che l’equipaggiamento e le difese delle forze di sicurezza israeliane “avrebbero limitato i rischi e non avrebbero dovuto portare ad un uso della forza letale”.

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