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“Lo dico, ma non me ne vado”

Aneddoti e considerazioni di Paolo Federici, imprenditore "che resiste"

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Paolo Federici si occupa di spedizioni internazionali e cura un blogCollegamento esterno. Scrive di imprenditoria e logistica. La natura del suo lavoro –organizzare e coordinare trasporti, con committenti e fornitori in diversi Paesi- non gli impedirebbe di trasferire la sede della sua azienda nel Canton Ticino, a pochi chilometri da dove vive e lavora.

Federici non lo fa –è anzi nel direttivo di un’associazione chiamata ‘Imprese che resistonoCollegamento esterno‘- ma dal suo blog lancia una provocazione. In un post intitolato ‘Italia vs Svizzera’Collegamento esterno, propone un dialogo con un amico imprenditore che ha delocalizzato. I due si confrontano su detrazione delle spese aziendali, trattamento dei clienti morosi, calcolo e tassazione dell’utile, dichiarazione e versamento dell’IVA1. Su tutti i fronti, l’azienda che ha sede in Ticino pare facilitata e avvantaggiata.

Da qui a lasciare l’Italia, però, il passo non è breve: i piccoli commercianti, le piccole manifatture, hanno spesso un forte legame col territorio e non sempre hanno i mezzi finanziari per rimettersi in gioco.

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1La restituzione delle eccedenze IVA è un esempio eloquente della burocrazia e dei costi cui gli imprenditori italiani devono talvolta far fronte: per ottenere il rimborsoCollegamento esterno, che può chiedere solo a fine anno, l’azienda deve prestare allo Stato una garanziaCollegamento esterno (fideiussione o cauzione in titoli) “per la restituzione della somma ricevuta nel caso in cui l’Ufficio, eseguiti successivamente i riscontri, rilevi che il rimborso non spettava”.

In questo clima, i piccoli e medi imprenditori che riescono a trasferirsi in Svizzera assicurano che la minor pressione fiscale non è l’attrattiva principale: cercano un rapporto più semplice con le autorità e, più di tutto, certezza delle regole.

Apparentemente, in Italia, gli stessi commercialisti possono incontrare difficoltà nella dichiarazione delle imposte (quando in altri paesi non è neppure necessario un professionista, per compilarla). E quando si chiede un chiarimento a un’autorità (Agenzia delle entrate, delle dogane, et al.) non sempre si ottiene una risposta univoca.

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‘Imprese che resistono’ è un’associazione nata cinque anni fa. Cerca il dialogo con le istituzioni su temi quali accesso al credito, scadenze previdenziali e fiscali, crediti di imposta, ammortizzatori sociali, certezza dei pagamenti. Ne fanno parte soprattutto piccole e medie imprese.

È su queste ultime che Paolo Federici, con il suo ‘Italia vs SvizzeraCollegamento esterno‘, vuole portare l’attenzione: non grosse multinazionali che delocalizzano per ottimizzare i profitti, ma aziende che faticano a sopravvivere perché non guadagnano.

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Burocrazia e tasse soffocherebbero dunque quel che Federici definisce ‘il genio italico’, un seme buono in un terreno poco fertile. Federici, che è un esperto di trasporti internazionali, osserva come la compagnia di navigazione leader mondiale nel settore cargo sia un’azienda italiana trapiantata in Svizzera.

A onor del vero, altre imprese sono cresciute molto pur ‘giocando in casa’, per esempio nei settori agroalimentare e della moda. Ma di una cosa Federici è certo: dei suoi amici e conoscenti che hanno varcato la frontiera italo-svizzera, nessuno ha fatto ritorno.

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