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Livorno la rossa si scoprì grillina

Viaggio tra le contraddizioni della città portuale dove la sinistra ha perduto non solo un sindaco

C'è stupore, soprattutto fuori Livorno, per il risultato delle recenti comunali nelle quali il candidato pentastellato Filippo Nogarin è riuscito a espugnare la roccaforte rossa. Tant'è vero che Renzi, che si è visto offuscare la vittoria alle europee proprio dalle disfatte di Livorno e Perugia, ha subito inviato nella città portuale un suo fedelissimo, l'eurodeputato Nicola Danti, nel tentativo di ricostruire il partito. Nel ballottaggio infatti il candidato grillino è riuscito nell'impresa di annullare il divario di 21 punti percentuali nei confronti del rappresentante democratico, Marco Ruggeri che al primo turno si era fermato al 40% (lo stesso giorno a Livorno il PD aveva ottenuto il 53% dei voti nello scrutinio per le europee).

A Livorno si percepisce invece un misto di malessere e rassegnazione, dovuto principalmente alla crescente disoccupazione e alla grave crisi che ha colpito, soprattutto nell'ultimo decennio, l'economia locale, incentrata nel porto e nella grande industria pubblica e privata. E questa volta ad essere rottamati sono stati i dirigenti del partito, il PD livornese, erede di una storia lunga quasi cent'anni e che ha ininterrottamente governato la città, nelle sue varie declinazioni, dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Nel servizio i commenti e le analisi sulle prospettive dell'ex Stalingrado toscana, del neo sindaco Filippo Nogarin (M5S), del segretario del PD labronico Jari De Filicaia, dell'esponente della lista di sinistra "dissidente" Buongiorno Livorno, Andrea Raspanti, del direttore del "Tirreno" Roberto Bernabò e del responsabile del mensile satirico "Il Vernacoliere" e attento osservatore della realtà livornese Mario Cardinali.

Leonardo Spagnoli

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