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Pedofilia, il cardinale Barbarin alla sbarra per omessa denuncia

A Lione si è aperto lunedì mattina il processo al cardinale Philippe Barbarin e ad altri sei membri della gerarchia ecclesiastica accusati di non aver denunciato violenze sessuali su minori.

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In particolare l’arcivescovo deve rispondere davanti al Tribunale correzionale del fatto di aver coperto, secondo la tesi dell’accusa, il curato Bernard Preynat per i suoi abusi su giovani scout commessi tra gli anni 1986 e 1991 nella diocesi di Lione.

Il caso era venuto alla luce nel 2015 e aveva suscitato ampio clamore nell’opinione pubblica francese. Il prete, che nel frattempo era finito sotto inchiesta per pedofilia da parte delle autorità civili, aveva ammesso i fatti davanti ai suoi superiori ed era stato sospeso dalle funzioni ecclesiastiche. Ma di quei episodi cui era stato messo al corrente già negli anni 2000 da una terza persona, il prelato lionese aveva taciuto e soprattutto non aveva sporto alcuna denuncia. 

L’udienza è stata chiesta dalle parti civili che si sono opposte all’archiviazione del procedimento nell’agosto 2016 da parte della Procura, per la quale il reato di mancata denuncia era prescritto. Con una citazione diretta nove querelanti hanno riavviato il procedimento, sostenendo la tesi della “erronea interpretazione della legge”.

Tra le persone citate figura il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale spagnolo Luis Ladaria Ferrer, per il quale è stata però opposta l’immunità diplomatica.

Il processo è iniziato con la presentazione di istanze procedurali, in particolare eccezioni di nullità e irricevibilità, da parte dei legali degli accusati, secondo i quali c’è stata confusione tra il ruolo del ministero pubblico e quello delle parti civili.  

 

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