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La discarica sulla soglia di casa

Un cittadino italiano alle prese col progetto di una discarica svizzera che sorgerebbe direttamente a contatto col suo giardino.

Il 20.03.2014 la trasmissione televisiva Falò, dedicata al giornalismo di inchiesta, ha trattato il tema delle discariche di inerti, ovvero i rifiuti derivati dall'edilizia. Sono 300 i camion che ogni giorno arrivano nelle discariche, scaricano e ripartono. E ogni volta sollevano polvere. Alla discarica del Petasio, a Camignolo, ai piedi del monte Tamaro, va avanti così da 10 anni.

La gente è stufa. Tutto nasce dal recente boom edilizio e per far posto alle nuove costruzioni si demolisce e si scava, risultato: il volume degli inerti in cinque anni è raddoppiato. Le vecchie discariche sono esaurite e bisogna crearne delle nuove. Le autorità del Canton Ticino hanno individuato 12 siti, ma nessuno vuole una discarica davanti a casa.

Uno di questi siti sorgerebbe a pochissimi metri dal confine con l'Italia. La redazione del programma è andata a Bizzarone, in provincia di Como, a casa di Marco Molino, dove la rete che delimita il suo giardino è la rete che divide l'Italia dalla Svizzera.

Gli abitanti del comune di Bizzarone affermano di non essere stati avvisati da nessuno, da parte Svizzera. Accusano le autorità svizzere di lavorare con il paraocchi, come se quello che c'è al di là del confine non esistesse.

Chi vive a Terranera non ci sta. In questa frazione sorge anche anche un agriturismo che con la discarica svizzera rischierebbe di chiudere. Un ristorante frequentato anche da molti svizzeri. La lettera di protesta da Terranera è stata inviata alla regione Lombardia, nonché al Dipartimentro del Territorio del governo ticinese.

La soluzione, ovvero un sito che potrebbe ospitare i rifiuti svizzeri forse c'è, ed è una cava in disuso in territorio italiano. Ma, si sa, i costi legati all'esportazione dei rifiuti sono alti: sarà quindi una soluzione ben vista dalle ditte ticinesi?

Di qua o di là dalla frontiera: la soluzione al problema deve essere trovata. Chi ne pagherà le conseguenze, al momento, è una domanda che resta ancora aperta.

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