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Morto il giornalista americano Larry King

Keystone / Mathieu Young / Cnn Handout

Il leggendario giornalista e conduttore televisivo americano Larry King è morto all'età di 87 anni. L'annuncio è stato dato dal suo profilo Twitter. Il giornalista era ricoverato al Cedars Sinai Medical Center di Los Angeles da un mese a causa del coronavirus.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 gennaio 2021 - 20:57

Bretelle rosse, accento di Brooklyn, e un leggendario salotto tv dove per decenni sono passati presidenti e aspiranti tali, celebrità, ma anche persone comuni e una donna nel braccio della morte. Larry King, il 're delle interviste' che improvvisava perché "meno ne sapeva, meglio venivano", è morto a 87 anni in un ospedale di Los Angeles dopo settimane di battaglia contro il Covid.

L'informalità da uomo della strada era stata la ricetta del suo successo: in oltre 60 anni, 25 dei quali alla Cnn, Larry aveva chiacchierato con circa 50 mila individui, tra cui tutti presidenti americani da Richard Nixon a Barack Obama, leader mondiali tra cui Mikhail Gorbaciov, Tony Blair, Vladimir Putin e Mahmoud Ahmadinejad, divi dello spettacolo come Marlon Brando (che baciò sulla bocca). E poi membri di case reali, capitani d'industria (tra questi Donald Trump), vittime di delitti, disastri e anche esperti di Ufo.

Il suo vero nome era Lawrence Harvey Zeiger: aveva cominciato con la radio negli anni Cinquanta per approdare nel 1985 alla Cnn come anchor di un programma serale di interviste diventato ben presto campione di audience. Era stato lo stesso Ted Turner ad assumerlo, e il suo primo ospite fu l'allora governatore di New York Mario Cuomo, il cui figlio Andrew oggi gli ha reso oggi omaggio.

Era stato sposato otto volte con sette donne diverse, tutte molto più giovani di lui. Vittima della passione delle corse dei cavalli, era andato due volte in bancarotta e una volta nel 1971 era stato arrestato per truffa. L'anno scorso era stato orribile: dopo un grave ictus, in tre settimane aveva perso due dei cinque figli.

Larry intervistava senza cercare lo scontro: faceva parlare i suoi interlocutori che stavano in fila, negli anni d'oro, per sedersi al suo tavolo. Non era un giornalista, ma spesso il suo show faceva notizia: come quando nel 1992 il miliardario Ross Perot annunciò la candidatura alla Casa Bianca, terzo incomodo tra George H.W. Bush e Bill Clinton. O quando Liz Taylor, arrivata a quota otto mariti, confidò che non si sarebbe mai più sposata. Clamoroso quando nel 1998 portò il suo show nella 'death row' del Texas per intervistare Karla Fay Tucker, una donna che di lì a un mese sarebbe stata giustiziata.

Sabato l'uscita di scena dopo aver perso la battaglia contro il Covid tra le tante testimonianze di cordoglio. A cominciare da quelle dello 'zar': Putin ha affidato al portavoce il suo omaggio, rimarcandone la "professionalità e l'indiscutibile reputazione giornalistica".

Il servizio del telegiornale:

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tvsvizzera.it/fra con RSI


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