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Gli immigrati abbandonano l'Italia

Nessun futuro per gli stranieri stanziali e il ritorno ai paesi d’origine è in verticale aumento: si torna a casa, dove la crescita è forte e il lavoro c’è per tutti

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 luglio 2014 - 20:37

Una volta arrivavano in Italia in cerca di fortuna, oggi scappano via perché nei Paesi d'origine si vive meglio. Con tasse più basse e prospettive di crescita esponenziali, i Paesi emergenti del Sudamerica strizzano l'occhio ai vecchi connazionali, che tornano così ben volentieri a casa.

Oltre 200mila in fuga

I dati diffusi dall'Istat e confermati dalla Fondazione Ismu, dichiarano che sono oltre 200 mila gli immigrati che tra il 2011 e il 2012 hanno lasciato l'Italia. Mentre a Roma si discute se il Pil salirà dello 0,7 o 0,8%, in Cile la crescita vola al 6%. Certo si potrà obiettare che gli standard di vita sono inferiori ma per un imprenditore pagare il 53% di tasse o solo l'11 come a Santiago, fa la differenza. Per questo Rodrigo Ortega Vidal, a Milano dal 1999, tornerà a casa e lui è solo uno dei tanti lavoratori stranieri che decidono di fare la valigia e rimpatriare. "Io aspetto l'Expo – racconta -, ma mia moglie e le mie figlie tornano a settembre.

Meglio il Cile o l'Ecuador

Ce ne andiamo via con la nostra casa che vale la metà di quando l'abbiamo comprata. Insomma, torniamo in Cile con una mano davanti e una dietro". Il signor Vidal è solo un simbolo dei tanti piccoli imprenditori che hanno fatto la fortuna del BelPaese, distribuendo ricchezza e lavoro: ora, sfiancato, si appresta ad alzare bandiera bianca e a tornare a casa, là dove si guadagna meno, ma si lavora tutti. E si cresce. Tra le destinazioni di ritorno, spicca anche l'Ecuador. "Mio figlio è arrivato a 8 anni. Dopo essere tornato là in vacanza, ha deciso di rimpatriare. In Ecuador adesso si sta meglio che qua" confessa Conny, ecuadoriana, in Italia da vent'anni.

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