Furgone sulla pista ciclabile New York ripiomba nell'incubo del terrorismo

L’attenzione delle autorità statunitensi sono rivolte mercoledì alle motivazioni che il giorno prima hanno spinto un 29enne uzbeko a investire con il suo furgone delle persone che si trovavano su una pista ciclabile a New York, uccidendone 8 (di cui 6 straniere) e ferendone 11.


L’attentatore, con il suo pick-up a noleggio, ha abbandonato le corsie della West Street, l'autostrada urbana che costeggia il fiume Hudson, e ha percorso una pista ciclabile a tutta velocità, seminando morte tra ciclisti anche pedoni a poche decine di metri dal World Trade Center. 

Un chilometro più a sud, all'altezza di Chambers street il terrorista è stato bloccato da un bus scolastico. Due dei passeggeri sono stati feriti.

Il killer, vestito con una tuta blu, è uscito dal pick-up con due pistole in mano: una ad aria compressa e l'altra più vicina ad un giocattolo che ad un'arma. La polizia, già presente in massa a Tribeca, ha sparato ferendolo ad una gamba e lo ha arrestato. Le sue condizioni sono gravi, ma la sua vita non dovrebbe essere in pericolo. 

Si tratta di un uzbeko 29enne arrivato negli Stati Uniti nel 2010, detentore di un permesso di soggiorno permanente. Secondo i media lavorava come autista Uber.

Una delle persone uccise nell’attacco era di nazionalità belga mentre altre 5 erano argentini che stavano festeggiando il 30esimo anniversario dal diploma.  


Il presidente americano Donald Trump ha puntato subito il dito contro l’autoproclamato Stato Islamico e ha ordinato un rafforzamento dei controlli degli stranieri che intendono entrare nel paese. 

“Non dobbiamo permettere all’ISIS di andare e venire nel nostro paese dopo averli sconfitti in Medio Oriente e altrove. Basta!” ha twittato l’inquilino della Casa Bianca.

Il governatore di New York, Andrew Cuomo, ha in seguito dichiarato che l'attentatore è legato al Califfato e si è radicalizzato mentre si trovava negli Stati Uniti.  

Il presidente uzbeko, Chavkat Mirzioiev, ha promesso che coopererà con tutti i mezzi a sua disposizione “per far luce su quest’attacco terroristico”. 

Secondo le stime dei servizi segreti russi, sono diverse centinaia gli uzbeki che combattono nelle fila di gruppi jihadisti in Iraq e in Siria. 

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