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Frontiera Siria-Turchia, gli aiuti non bastano

I profughi, aumentati con l'intensificarsi dei bombardamenti, aspettano da giorni l'apertura del valico; passano solo i feriti; la situazione è precaria

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 febbraio 2016 - 21:31

L'intensificarsi dei bombardamenti è all'origine di una nuova ondata di persone che tentano di abbandonare la Siria e che sono bloccate alla frontiera turca. I primi aiuti umanitari sono arrivati, ma la situazione resta drammatica.

Hanno atteso gli aiuti per giorni in un lembo di terra dove non regna né la guerrà né la pace, dove non è possibile andare avanti né tornare indietro. I bombardamenti governativi e russi si sono intensificati e le frontiere con la Turchia restano chiuse.

"La situazione qui è drammatica, in molti hanno la scabbia, non possiamo lavarci e non abbiamo lenzuola. Ci stiamo ammalando, non si può andare avanti così."

Gli aiuti non bastano, almeno non ancora, e nessuno sa cosa sarà di tutte queste persone: "Sono dieci giorni che aspettiamo l'apertura del valico. Aspettiamo che la Turchia ci dia asilo politico nel rispetto dei diritti umani. Noi abbiamo accolto i nostri vicini iracheni per anni, non li abbiamo sistemati in una tenda."

Molti restano in attesa, alcuni perdono la pazienza, i feriti invece, almeno loro, passano: "Mio fratello è stato ferito all'occhio e alla gamba da un mortaio. Lo hanno portato qui, in questo ospedale, dalla Siria."

Le autorità turche avevano dichiarato di poter aiutare i profughi in territorio siriano e che le frontiere sarebbero state aperte solo nel caso in cui la situazione fosse peggiorata.

La guerra in Siria ha provocato almeno 250 mila morti e una crisi migratoria che mina le fondamenta dell'Unione Europea. Il numero degli sfollati è pari a metà dellla popolazione siriana e la Turchia ha accolto ben 2 milioni e mezzo di persone.

Resta da capire se Ankara abbia raggiunto il suo limite massimo e come saranno investiti i 3 miliardi di euro promessi da Bruxelles.

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