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Le favelas del Brasile abbandonate a sé stesse

Il Brasile è ormai diventato il principale focolaio del coronavirus in America latina. La situazione è particolarmente difficile nelle favelas.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 maggio 2020 - 20:56
tvsvizzera.it/mar con RSI (TG del 23.5.2020)
Una piccola goccia nel mare: un operatore procede alla disinfezione nella favela di Paraisopolis, una delle più grandi di Sao Paulo. Keystone / Fernando Bizerra

Ufficialmente in Brasile si contano oltre 330'000 contagi e 21'000 decessi. Stando ai dati della Johns Hopkins University, solo negli Stati Uniti e in Russia il numero di contagi è più elevato. Nel paese sudamericano - diventato uno degli epicentri della pandemia - il numero di decessi è raddoppiato negli ultimi 11 giorni.

Le cifre potrebbero però essere ben lontane dalla realtà, poiché il Brasile è stato lento nell'attuare dei test di depistaggio.

La situazione è particolarmente difficile nelle favelas delle grandi città, dove gli abitanti sono abbandonati dalle istituzioni.

"Parlare di quarantena in questi contesti equivale a una macabra utopia - spiega alla Radiotelevisione svizzera Demetrio Magnoli, editorialista di Globonews. La quarantena in Brasile è possibile in pochi quartieri di classe media e alta, che sono una parte minoritaria delle nostre metropoli, ma è praticamente impossibile nelle periferie dove vive gran parte della popolazione".

Spesso attivi nel settore informale, la maggior parte degli abitanti delle favelas è rimasta senza reddito. L'unico aiuto è una somma di circa 100 franchi al mese stanziata dal governo.

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