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USA 2020, Biden avanti ma Trump non ci sta

I sostenitori di Trump che protestano davanti al dipartimento elettorale di Phoenix, Arizona, sono diventati nel frattempo qualche centinaio e in parte sono armati di fucili e pistole. Copyright 2020 The Associated Press. All Rights Reserved

Il candidato democratico alle presidenziali statunitensi Joe Biden sembra ormai a un passo dalla Casa Bianca. Con la vittoria nel Michigan e nel Wisconsin, e buone prospettive negli Stati in cui non è ancora terminato lo scrutinio, Biden appare giovedì a un soffio dalla conquista dei 270 grandi elettori necessari per essere proclamato presidente. A decidere la partita sarà un bottino di 57 voti da quattro Stati chiave.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 novembre 2020 - 13:10

In Georgia (16 grandi elettori) e North Carolina (15), a mezzogiorno ora svizzera il presidente uscente Donald Trump è in vantaggio di mezzo punto, mentre in Pennsylvania (20) ha 2,6 punti percentuali in più. Nel Nevada (6), invece, è avanti lo sfidante Biden con uno scarto di 0,6 punti.

Gli occhi sono però puntati anche sull'Arizona (11). Fox News e Associated Press l'hanno già assegnata al candidato democratico, il cui vantaggio si va assottigliando man mano che prosegue lo spoglio delle schede ma resta di oltre 2 punti.

A seconda che si conti l'Arizona oppure no, Biden ha ottenuto 264 o 253 grandi elettori e Trump 213. "È chiaro che vinceremo abbastanza Stati per ottenere i 270 voti", ha affermato Biden mercoledì in serata ora svizzera, "ma non sono qui per dichiarare che abbiamo vinto; solo per dirvi che quando il conteggio sarà finito riteniamo che saremo noi i vincitori".

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Donald Trump però non ci sta, e minaccia una lunga battaglia legale sul voto per posta e il conteggio delle schede, il che apre la prospettiva di un post-elezioni ancora peggiore della già tesa e divisiva campagna elettorale, con un'incertezza che si teme possa sfociare anche in tensioni sociali e scontri.

Disordini in diverse città

A Phoenix, in Arizona, almeno 300 sostenitori del presidente -alcuni dei quali armati di fucili e pistole- stanno protestando davanti al dipartimento elettorale. Decine di persone sono state arrestate nella notte su giovedì a New York, a seguito di scontri scoppiati con la polizia durante una protesta post-elezioni, e disordini sono segnalati anche a Portland, Oregon, nella contea di Maricopa, Arizona, a Denver e a Minneapolis.

Trump, che solleva il sospetto di brogli e irregolarità per il solo fatto di essere passato in svantaggio nel corso dello scrutinio in alcuni Stati, minaccia il ricorso alla Corte Suprema, che dopo la recente nomina di Amy Coney Barrett conta ormai una netta maggioranza di giudici conservatori (sei su nove) e gli è quindi favorevole.

Azioni legali in tre Stati

Il suo staff ha annunciato azioni legali in Michigan e Pennsylvania per sospendere immediatamente il conteggio dei voti -fino a quando non sarà garantito all'entourage del presidente un maggiore accesso alle stanze dello scrutinio- ed è pronta a chiedere il riconteggio dei voti in Wisconsin.

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È dunque verosimile che se i media dovessero dichiarare Joe Biden vincitore, Trump non riconoscerà la sconfitta, una strategia del resto evocata più volte anche prima del giorno delle elezioni.

Fino a quando?

In teoria, tutte le eventuali controversie sul voto dovranno essere concluse entro l'8 dicembre in vista del Collegio Elettorale del 14 dicembre, giorno in cui i 538 grandi elettori proclameranno formalmente il presidente.

Nelle ultime ore la speaker della Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi, terza carica dello Stato, ha precisato che se la situazione di stallo dovesse perdurare fino al 6 gennaio sarà proprio questo ramo del Congresso statunitense a decidere sul presidente. Camera che è rimasta in mano ai democratici (unico vero verdetto per il momento della tornata elettorale), mentre al Senato è un testa a testa con i repubblicani.

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tvsvizzera.it/ATS/ri con RSI (TG del 05.11.2020)

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