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Esplosioni a Beirut, primi arresti mentre ricominciano le proteste

L'esplosione ha alimentato la rabbia della popolazione nei confronti del Governo. Keystone / Wael Hamzeh

Il bilancio ufficiale delle esplosioni di martedì a Beirut è salito venerdì mattina a 157 morti e oltre 5'000 feriti. I dispersi sono ancora decine. Mentre i soccorsi internazionali lavorano tra le macerie, sono stati effettuati i primi arresti. Tuttavia, per molti la responsabilità è soprattutto delle autorità e nella notte sono ricominciate le proteste antigovernative.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 agosto 2020 - 14:21

A finire in manette sono stati 16 responsabili del sito dove è avvenuta l'esplosione, tra cui il direttore generale del porto. I conti di quest'ultimo e di altre 7 persone sono stati congelati.

L'esplosione ha alimentato ulteriormente la collera della popolazione nei confronti del governo. Una rabbia che si è tradotta, a partire dallo scorso ottobre, in un vasto movimento di protesta contro la classe dirigente.

Oggi, l'indignazione è ancora più grande poiché il governo, per ammissione del primo ministro, si è dimostrato incapace di giustificare la presenza massiccia e senza le necessarie misure di sicurezza del nitrato di ammonio al porto. Le proteste sono ricominciate nella notte tra giovedì e venerdì e si sono registrati scontri con la polizia. Circa 20 persone sono rimaste ferite.

Il servizio del Telegiornale:

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A parlare dell'esplosione e delle proteste al Telegiornale della RSI è anche l'ambasciatrice svizzera in Libano, Monika Schmutz Kirgöz, che in questa intervista riferisce pure dell'arrivo degli specialisti elvetici e del ruolo che avranno nell'aiuto alla popolazione libanese.

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