Dopo l'incendio Migranti in Bosnia, "rischio di catastrofe umanitaria"

persona con berretta in primo piano

Dopo l'incendio, a peggiorare la situazione a Lipa è arrivata anche la neve.

Kemal Softic

Si stima che circa 3'000 migranti stiano vagando all'aperto e esposti al freddo invernale nel nordovest della Bosnia-Erzegovina, dormendo nei boschi e in ricoveri di fortuna a temperature abbondantemente sotto lo zero.

Lo ha denunciato lunedì, parlando del pericolo di una 'catastrofe umanitaria',  Peter van der Auverart, capo della missione nel Paese balcanico dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).

Il funzionario Oim ha detto che si tratta dei profughi, circa un migliaio, sfollati dal campo di Lipa, presso Bihac, devastato da un vasto incendio appiccato nei giorni scorsi dagli stessi migranti dopo la notizia della chiusura della tendopoli. A loro si aggiungono altri duemila profughi della cosiddetta rotta balcanica, che già da tempo vagano nella zona nel perenne tentativo di passare la vicina frontiera con la Croazia e proseguire il loro viaggio verso i Paesi dell'Europa occidentale.

Nei giorni scorsi era stata decisa la chiusura del campo di Lipa per ristrutturarlo e adattarlo alle condizioni invernali, per farne un centro di accoglienza stabile di migranti. Alcuni ospiti tuttavia in segno di protesta avevano dato alle fiamme la gran parte delle tende del campo.

Il loro previsto trasferimento nell'altro campo nel centro abitato di Bihac non è tuttavia ancora avvenuto a causa tra l'altro della forte opposizione della popolazione locale, che da mesi protesta per la presenza dei migranti, fonte di insicurezza e violenze. La situazione, secondo l'Oim, sta diventando molto critica, ed è necessario un intervento urgente per evitare che precipiti in una autentica catastrofe.


tvsvizzera.it/Zz/ansa con RSI (TG del 29.12.2020)

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