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Dentro il più grande campo rom

Tutti vogliono chiuderli, ma nessuno ha una strategia; reportage dal campo di Salone, dove dallo scoppio dello scandalo Mafia Capitale ogni servizio è sospeso

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 giugno 2015 - 23:05

È da mesi uno dei temi attorno ai quali si infiamma la politica italiana: i campi rom che sorgono nelle periferie delle maggiori città. Qualcuno, come la Lega di Salvini, dice di volerli radere al suolo, anche il ministro degli interni Angelino Alfano ha detto di volerli smantellare entri tempi brevi.

Il nostro corrispondente da Roma, Nicola Agostinetti, è entrato nel più grande campo rom italiano. Si trova alla periferia della capitale, ci vivono 1200 persone, cinque etnie e una convivenza difficile.

In Italia, sono 40 mila i Rom e Sinti ancora nei campi. Metà di essi sono italiani a tutti gli effetti. Il governo Renzi ne ha annunciato la fine. Senza ruspe, ma le espulsioni non saranno escluse.

Intanto, nel campo di via di Salone, da quando è scoppiato lo scandalo Mafia Capitale -che ha afatto affari anche qui- ogni servizio è sospeso. Niente più sicurezza, niente più manutenzione. E nessuna strategia per la chiusura dei campi.

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