repressione militare Decine di manifestanti uccisi in Myanmar

Manifestante antigovernativo a Yangon.
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Oltre 90 persone sono morte in Myanmar nella repressione delle manifestazioni contro il colpo di Stato militare, scoppiate in diverse città del paese nella giornata in cui si celebrano le forze armate, una delle più sanguinose dal golpe del primo febbraio che ha rovesciato il governo di Aung San Suu Kyi.

Tra le vittime anche due bambini di 5 e 13 anni, secondo alcune testimonianze riportate dai siti online locali. Durante la parata militare che si è svolta nella capitale Naypydaw migliaia di persone hanno sfidato la giunta al potere inscenando proteste.

I media ufficiali avevano fatto sapere venerdì sera che i soldati avrebbero sparato senza preavviso contro i manifestanti "alla testa e alla schiena", come hanno poi confermato alcuni video diffusi in rete in queste ore.

Il generale Min Aung Hlaing aveva ribadito la promessa di elezioni, senza però indicare una data precisa, aggiungendo che sarebbe stato duramente represso ogni tentativo di interruzione delle celebrazioni in occasione dell'anniversario dell'inizio della resistenza all'occupazione giapponese nel 1945.

Intanto il bilancio totale delle vittime dal golpe si è aggravato arrivando intorno a 400: gli ambasciatori di Unione Europea e Gran Bretagna hanno condannato l'uccisione di "civili disarmati, compresi i bambini" mentre l'ONU si è detta "scioccata" per le decine di morti in 40 località del paese e per gli arresti di massa operati dalle forze dell'ordine.

tvsvizzera/ats/spal con RSI (TG del 27.3.2021)

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