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La Svezia diventa meno permissiva

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La Svezia, il Paese europeo più permissivo fino ad ora in tema di lotta al Covid-19, ha deciso di vietare per la prima volta gli incontri di più di otto persone nei luoghi pubblici.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 novembre 2020 - 13:13

I limiti agli assembramenti, finora tra le 50 e le 300 persone a seconda delle situazioni, scenderà a 8 per un mese a partire dal 24 novembre, ha precisato il primo ministro svedese Stefan Lofven in una conferenza stampa, ammettendo che si tratta di una misura "senza precedenti" e "intrusiva" nelle vite private, ma "necessaria" per rallentare la curva dei contagi.

"Non andate in palestra, non andate in biblioteca, non fate cene, non andate a feste, annullate!", ha insistito Lofven, che finora aveva seguito una linea permissiva, sperando di raggiungere una presunta immunità di gregge contro il virus. Finora infatti la Svezia, che ha poco più di 10 milioni di abitanti, non ha introdotto misure di lockdown, né l'obbligo della mascherina, né chiusure di attività commerciali. Le autorità si sono limitate ad invitare i sudditi a limitare i contatti e ad utilizzare il più possibile le tecnologie per il lavoro a distanza.

La nuova misura, che si aggiunge al divieto di vendita di alcolici a partire dalle 22 decisa nei giorni scorsi, è motivata con l'aumento dei contagi. Venerdì, giorno a cui risale la pubblicazione degli ultimi dati, erano stati registrati circa 6'000 nuovi casi e 42 morti, con i totali che salgono così rispettivamente a oltre 177'000 contagi e 6'164 vittime.

Il servizio del telegiornale:

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tvsvizzera.it/fra con RSI


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