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Cambio sbloccato, le domande base

un franco per un euro tipress

Perché la misura è stata introdotta, perché è stata tolta, chi ci guadagna, chi ci perde e cosa potrebbe succedere

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Cosa è successo

Fino a stamane un euro valeva un franco e 20 centesimi, ora ne vale (circa) solo uno.

Il valore del franco era infatti “drogato” dalla banca nazionale svizzera, che da 4 anni comprava euro (un totale di circa 500 miliardi) per mantenere stabile il rapporto ed evitare che la valuta svizzera si rafforzasse eccessivamente.

Va ricordato che quando l’euro era stato introdotto, valeva circa 1,5 franchi. La crisi aveva però portato a un deprezzamento dell’euro, mettendo in grave difficoltà l’economia e l’industria svizzera. Da qui l’introduzione della misura, nel settembre 2011, che in effetti era stata pensata e presentata come provvisoria.

Perché?

La tesi del direttore della Banca Nazionale svizzera, in parole povere, è che attualmente il franco sia decisamente sopravvalutato. Questo perché l’euro si è indebolito rispetto al dollaro, il che ha portato a un deprezzamento della valuta svizzera rispetto a quella americana. Per cui, stando a Thomas Jordan, la situazione si correggerà da sola. In ogni caso, stando a Jordan, “la misura non era più sostenibile”. In pratica la Banca Nazionale svizzera stava spendendo troppo.

Chi ci perde

In due parole: industria e turismo. L’industria perché i prodotti svizzeri saranno notevolmente più cari all’estero e quindi avrà serie difficoltà nelle esportazioni; il turismo perché –praticamente- da un giorno all’altro il costo di una vacanza in Svizzera per un cittadino U.E. è aumentato del 20%

Va però anche considerato che l’industria avrà la possibilità di acquistare le materie prime a prezzi più bassi e il turismo in molte parti del paese fa capo a personale frontaliero e potrebbe speculare sui salari.

Chi ci guadagna

Da subito sicuramente i lavoratori frontalieri, che in un attimo si sono visti un aumento di quasi il 20% del salario, anche se bisognerà vedere se il cambio che sembra essersi al momento assestato sul 1:1 circa rimarrà a questi livelli.

Ci guadagneranno anche i i commercianti nelle zone di frontiera, visto che per uno svizzero ora fare la spesa nell’U.E. è ancora più conveniente.

In piccola parte (sotto certi aspetti e a breve termine) ci guadagna il singolo cittadino che potrebbe spendere meno per le vacanze e forse trovare dei prezzi più bassi nei negozi sulle merci importate.

Ci guadagneranno però soprattutto gli stranieri –o meglio gli europei- che hanno capitali in Svizzera, perché –ammesso di poterli rimpatriare-oggi sono “magicamente” aumentati del 20%.

E, ovviamente, ci guadagnerà chi investe all’estero. Dall’imprenditore al risparmiatore che vuol farsi la casetta al mare.

Cosa succederà?

Tutto questo però, come detto, a breve termine. Sul medio lungo periodo in realtà nessuno sa cosa accadrà. Quella di Thomas Jordan è in realtà una scommessa: se la situazione dei cambi si assesterà effettivamente da sola l’avrà vinta e si sarà usciti da una situazione comunque “innaturale” col cambio fissato politicamente e non dai mercati.

In caso contrario, però, il rischio è che l’economia svizzera ne risenta fortissimamente. La borsa ha reagito da subito malissimo. E molto dipenderà da come risentirà di questa decisione il settore bancario.

Il rischio –approssimando un po’ brutalmente- è che la Svizzera si trasformi in un piccolo Ticino: sempre più lavoratori frontalieri, dumping salariale e aumento dell’importazione.

red tvsvizzera/gin

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