BREXIT, e ora?
L'uscita della Gran Bretagna dall'U.E. spiegata al telegiornale svizzero
La prima, immediata, conseguenza al voto britannico che sancisce l’uscita (entro 2 anni) del Regno unito dall’Unione Europea, sono state le dimissioni del primo ministro David Cameron. Ma l’intera isola in queste ore si interroga, con agli estremi i catastrofisti da una parte, e i leader del “leave” dall’altra, per i quali quello di oggi è “L’Independence day”.
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Cameron se ne va
D’altro canto, secondo l’analista economico Mauro Baranzini, L’inghilterra ha gli anticorpi per far fronte al contraccolpo, anche perché in effetti era ormai un membro “a metà” dell’Unione.
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Un’uscita a metà
Uno dei nodi da sciogliere sarà sicuramente relativo ai tempi e ai modi dell’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. E all’improvviso Londra, come spiega il nostro corrispondente Lorenzo Amuso, pare non avere più fretta.
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Fuori sì ma senza fretta
Ma se Londra cerca di prendere tempo, Bruxelles non sembra al momento disposta ad andarle incontro. Le prime reazioni dei leader U.E. cercano di fare quadrato attorno all’Unione.
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Bruxelles: “nessuna incertezza”
Ancora sulle tempistiche, il nostro corrispondente a Bruxelles spiega: “la Gran Bretagna ora vuole trattare, ma Bruxelles chiede tempi brevi”.
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L’U.E. invece ha fretta
L’irrigidimento europeo è probabilmente volto anche a prevenire possibili altri referendum nei paesi più critici verso l’Unione.
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Effetto domino possibile ma mancano alternative
Si temeva il crollo delle borse. Così invece non è stato. Dopo un avvio difficile, le perdite della borsa londinese sono state contenute. Solo a Milano e Tokyo c’è stato un crollo.
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I mercati reagiscono bene
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