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Barcellona, "l'obiettivo originale era la Sagrada familia"

I quattro uomini fermati per gli attentati in Catalogna sono stati interrogati martedì. Uno di loro ha dichiarato che stavano preparando un attacco molto più grande, che avrebbe preso di mira i monumenti simbolo della città. Per due indiziati è stato confermato l'arresto.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 agosto 2017 - 20:57
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Un terzo uomo, anch'egli sospettato di essere membro della cellula jihadista responsabile degli attacchi costati la vita a 15 persone tra Barcellona e Cambrils, è stato rilasciato poiché le prove contro di lui non sono "consistenti". Rimarrà sotto stretta sorveglianza.

Il magistrato, secondo fonti giudiziarie, si è dato invece tre giorni di tempo per decidere se rilasciare o no il quarto indiziato. I quattro finiti in manette erano ritenuti gli unici membri ancora in vita di una cellula terroristica di 12 persone. 

Il ruolo dell'imam, l'obiettivo originario

Due degli arrestati hanno scaricato la responsabilità sull’imam Abdebaki Es Satty, morto in un’esplosione accidentale ad Alcanar (a 200 km da Barcellona) la vigilia degli attentati in una casa dove si trovavano oltre 100 bombole di gas.
 
Uno degli imputati, Mohamed Houli Chemlal, 21 anni, è rimasto ferito nella stessa esplosione ed ha ammesso davanti al giudice che da due mesi si stavano preparando per compiere un attentato molto più grande con degli esplosivi, che avrebbe preso di mira “dei monumenti” simbolo, come la Sagrada familia.

Secondo la polizia, l’esplosione che ha ucciso l’imam ha spinto i terroristi a improvvisare un attacco alternativo con metodi rudimentali.


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