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Si riaccende il conflitto nel Nagorno Karabakh

Dal 1994 gli incidenti non sono mancati, ma questa è la peggior crisi degli ultimi anni. RSI-SWI

Sta riesplodendo il conflitto tra Armenia e Azerbaigian nella regione autonoma contesa dell'Artsakh (Nagorno Karabakh). La guerra congelata dal 1994 si è riaccesa improvvisamente domenica notte. I morti sono almeno 39, ovvero 32 soldati separatisti armeni rimasti uccisi nei combattimenti, cinque civili azerbaigiani e due civili armeni del Karabakh.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 settembre 2020 - 13:30

Il bilancio ufficiale è stato diffuso lunedì mattina dal ministero della Difesa della provincia secessionista sostenuta dall'Armenia. L'Azerbaigian non ha dato notizie di sue perdite militari, che gli indipendentisti affermano di aver inflitto.

L'esercito azero ha prima bombardato le postazioni delle forze indipendentiste armene, che avevano attaccato durante la notte, e all'alba di domenica ha lanciato una controffensiva per "salvaguardare la sicurezza della popolazione civile", recita una nota del governo di Baku.

La guerra combattuta dalle due ex repubbliche sovietiche negli anni Novanta, dopo che i separatisti armeni hanno preso il controllo della regione azera del Nagorno Karabakh nel 1991, ha fatto almeno 30'000 morti. La regione è restata di fatto in mano armena.

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Immediatamente i separatisti armeni hanno proclamato la legge marziale e la "mobilitazione generale". A distanza di qualche ora Armenia e Azerbaigian hanno fatto lo stesso. Nella capitale azera e altre città vige il coprifuoco.

Assieme alla guerra delle armi, è iniziata subito anche la guerra della propaganda e delle accuse reciproche a colpi di comunicati e post sui social, e il crescendo di violenza e tensione rischia di allargarsi ben oltre i confini dei due Stati nemici, come avverte il premier armeno Nikol Pashinyan.

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Si tratta della peggior crisi armeno-azera degli ultimi anni, seppur segnati da incidenti continui dopo il cessate-il-fuoco del 1994 mediato dalla Russia. Un vero accordo di pace tra Baku ed Erevan non è mai stato firmato, malgrado la mediazione di Stati Uniti, Francia e Russia.

Il conflitto è esploso dopo il crollo dell'URSS ma affonda le radici molto più lontano, nel confronto tra cristiani armeni e musulmani azeri segnati da influenze turche e persiane.

Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato al telefono con l'amico premier armeno e sottolineato che "è importante fare tutti gli sforzi necessari per evitare un'escalation del conflitto". La Turchia, in un comunicato del ministero degli Esteri, ha condannato "con forza l'attacco armeno contro l'Azerbaigian che ha provocato vittime civili", e dato "il suo pieno appoggio" a Baku. Dall'Iran è arrivato l'invito alle parti a impegnarsi per un cessate il fuoco e la disponibilità a mediare.

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L'UE, per voce del presidente del Consiglio europeo Charles Michel, ha invocato lo stop "con urgenza" dell'azione militare. Il Comitato internazionale della Croce Rossa è pronto a fare da intermediario. Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres si è detto "estremamente preoccupato per la nuova ripresa delle ostilità" tra Armenia e Azerbaigian e ha chiesto "con forza alle parti di interrompere immediatamente i combattimenti, allentare le tensioni e tornare a negoziati significativi senza indugio".


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tvsvizzera.it/ATS/ri con RSI (TG del 28.09.2020)

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