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Trump firma il decreto per il muro col Messico

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Il presidente statunitense Donald Trump ha firmato mercoledì un decreto che stanzia fondi federali per la costruzione di una barriera lungo il confine con il Messico. Il “muro” sarà finanziato con soldi del Dipartimento della sicurezza interna, finora destinati alla cooperazione con il paese confinante. "Lo costruiremo appena possibile”, ha detto Trump in un’intervista alla Abc, “direi nel giro di mesi; certamente il progetto comincerà immediatamente”.

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 gennaio 2017 - 21:15
tvsvizzera.it/ri con RSI (TG del 25.01.2017)

Il neo-presidente continua così, senza indugi e a colpi di ordini esecutivi, a macinare decisioni in linea con le sue promesse elettorali.

Il muro, forse l’aspetto che ha suscitato più clamore, è solo uno dei provvedimenti tesi a limitare l’immigrazione. Il presidente ne ha anticipati altri: saranno triplicati i fondi per l’Ufficio immigrazione, deciso un potenziamento delle guardie di confine, riparata la barriera già esistente tra Stati Uniti e Messico.

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Il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha intanto annunciato che saranno creati più spazi detentivi lungo il confine, sarà messa fine alla politica del "cattura e libera” dell'amministrazione Obama e non saranno più concessi finanziamenti alle cosiddette 'città santuario', quelle che proteggono gli illegali.

Indiscrezioni di stampa annunciano, forse già per giovedì, altri misure che preoccupano gli attivisti per i diritti umani, come il divieto d’accesso temporaneo per tutti i rifugiati e la sospensione dei visti per i cittadini provenienti da paesi considerati a rischio terrorismo: Siria, Iraq, Yemen ma anche Iran.

L’amministrazione Trump potrebbe inoltre dare via libera a una revisione dei metodi attraverso i quali la Cia compie gli interrogatori, autorizzando l'agenzia di intelligence anche a riaprire carceri segreti all'estero.

È quanto prevede secondo il Washington Post, che ne ha copia, una bozza di decreto che di fatto potrebbe far ripartire il programma sugli interrogatori 'rafforzati' smantellato nel 2009 perché accusato di assecondare la tortura.

Il giornale sottolinea come non sia ancora chiaro se Trump intenda firmare o no il decreto.

 

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