Almeno 20 morti Scontri a Nuova Delhi, chiesto il coprifuoco

In India, è salito a 20 il numero di morti delle violenze intercomunitarie in corso da domenica nella capitale Nuova Delhi e scaturite da proteste contro la discussa, nuova legge sulla cittadinanza. I feriti sono quasi 200, tra i quali una cinquantina di poliziotti. Il governatore di Delhi ha chiesto mercoledì il coprifuoco e l'intervento dell'esercito nelle aree orientali della megalopoli colpite dai disordini.

Immagine di un quartiere sterrato, con negozi con serrande semi-alzate e interni bruciati, e detriti sulla strada

Un mercato dato alle fiamme durante gli scontri di martedì.

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Rivoltosi armati di pietre, sciabole e talvolta anche armi da fuoco hanno seminato caos e terrore nelle aree periferiche a maggioranza musulmana nell'est della capitale, a una decina di chilometri dal centro. Devastano e bruciano negozi, case, laboratori e moschee e spesso aggrediscono selvaggiamente le persone in strada.

Le violenze tra indù e musulmani sono le più gravi registrate a Delhi dal 1984. Iniziate domenica tra manifestanti favorevoli alla nuova legge sulla cittadinanza e oppositori (che la giudicano anti-Islam), sono degenerate nei due giorni successivi in una serie di attacchi da parte di gruppi organizzati contro le comunità musulmane.

Approvata nel 2019, la nuova legge facilita la regolarizzazione per motivi umanitari degli immigrati non musulmani provenienti da Pakistan, Bangladesh e Afghanistan.

La presidente del Partito del Congresso Sonia Gandhi ha chiesto le dimissioni del ministro degli interni Amith Shah, che accusa di aver consentito che la situazione degenerasse.

Un giudice della Corte suprema ha criticato la passività della polizia sostenendo che, se gli agenti avessero fatto il loro dovere, molte vite sarebbero state risparmiate.

Il premier indiano Narendra Modi, in un tweetLink esterno, si è appellato "alle sorelle e ai fratelli di Delhi perché mantengano sempre la pace e la fratellanza. È fondamentale che si ritorni al più presto alla normalità".

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