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Vivere un mese senza imballaggi

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Questo contenuto è stato pubblicato il 08 gennaio 2019 - 09:03
Simone Della Ripa, Rsionline

A Varese c’è chi ha raccolto la sfida europea di vivere la quotidianità senza imballaggi e con rifiuti ridotti al minimo. E l’esperimento sembra riuscire.

Una famiglia, per dimostrare che vivere senza imballaggi è possibile, ha accettato la sfida lanciata a fine novembre per la decima edizione della "Settimana Europea per la Riduzione dei RifiutiLink esterno" (SERR), che quest’anno ha come tema "Prevenzione dei rifiuti pericolosi", ovvero quelli che al proprio interno contengono proprietà nocive per l’ambiente, come parti esplosive, infiammabili o tossiche.

Oltre frontiera hanno risposto a questo appello con una proposta interessante: la famiglia Serafin infatti - con il papà Lorenzo, la mamma Chiara ed il giovane Dario - stanno tentando per un mese di ridurre al minimo i rifiuti prodotti. Questo vuol dire contenitori riutilizzabili per pane e formaggi, retine e cassette per frutta e verdura, borracce e bottiglie di vetro al posto di quelle di plastica, anche un ritorno ai fazzoletti di stoffa al posto di quelli di carta usa e getta, per menzionare alcuni aspetti.

Questo approccio si scontra però parzialmente con normative di Stato o Comunitarie sulla conservazione dei cibi e, d'altro canto, con i colossi della grande distribuzione che hanno interessi commerciali nel settore degli imballaggi. Il risultato del test, con relative criticità, sarà oggetto di analisi per capire se potranno esserci "più famiglie sballate".

Il progetto, seguito sui social network ed oggetto di attenzione da parte anche di istituti scolastici italiani, è stato messo in campo, tra gli altri, grazie a Provincia, Comune di Varese, ACSM Agam e Legambiente.

 

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