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Una Svizzera a Roma #5 Occhio al malocchio

Gatto nero seduto

Fare attenzioni ai gatti neri non basta. 

(unsplash.com)

Quando lo specchio rotto è in antitesi con i vetri andati in frantumi

“Per carità! Giù le mani da quella testa!”. Era luglio e in quella sala del Conservatorio c’era un’afa che non si respirava. Un’amica pianista aveva appena dato l’esame finale e la sua poderosa insegnante, puntandomi contro il ventaglio, per poco non mi fulminava con lo sguardo. Dopo la notevole esibizione virtuosistica dell’amica concertista in pectore, parenti e conoscenti aspettavano il voto finale di tanti anni di duro lavoro. Che la talentuosa musicista avesse preso 110 già si sapeva. La commissione stava deliberando in camera caritatis sull’opportunità di conferirle anche la lode. Mi annoiavo, non sapevo con chi parlare, faceva caldo e nell’attesa avevo incrociato le mani dietro la testa. “Giù le mani che porta iella, poi non le danno la lode”, gracchiava la maestra di origine napoletana.

Una svizzera a Roma - Rubrica semiseria di mediazione culturale

In questa serie, Gaëlle Courtens, giornalista svizzera residente da anni nella capitale italiana, ci propone un suo sguardo su episodi di ordinaria quotidianità.

(tvsvizzera)

La scena si produsse tanti anni fa: fu il primo incidente di una lunga serie nel graduale avvicinamento al variegato mondo della superstizione. Al termine della lunga ed estenuante giornata finalmente il verdetto: “110 e lode”. Fu la mia salvezza.

Tra superstizione e maligno

Prima di frequentare queste latitudini il concetto della “iella” mi era totalmente sconosciuto. Non pervenuto. In svizzero tedesco non esiste nemmeno una parola che possa anche solo lontanamente cogliere le sfumature che si celano dietro questo concetto da collocarsi tra i campi semantici della superstizione e del maligno. Che poi ci fossero anche degli “iettatori” - una categoria di persone di cui ignoravo l’esistenza - i primi tempi mi mise addirittura a disagio. 

Non è che elementi di superstizione non esistano anche dalle mie parti, sia chiaro, ma sono per lo più dotati di positività. In ambito culturale germanofono i vetri rotti portano fortuna, in totale antitesi con i 7 anni di sfortuna che incombono su chi rompe uno specchio nel Belpaese. 

Portano fortuna il quadrifoglio, il ferro di cavallo, il numero 13. Il 17 non ha connotazione alcuna. Soprattutto non ci sono ripercussioni nefaste dovute a comportamenti sbagliati. Invece, arrivata a Roma, imparai che ci sono comportamenti assolutamente da evitare, altrimenti la sfiga te la vai proprio a cercare. 

Ad una vigilia di Natale ricordo di aver aperto con la massima tranquillità un ombrello in casa. Me lo avevano regalato e volevo vedere il disegno e i colori del gradito dono. Apriti cielo! Suscitai il panico, al punto che mi rifugiai sul terrazzo, dove al buio e al freddo potei finalmente ammirare l’ombrello. 

Scongiurare il malocchio

Da svizzera a Roma capii, non senza qualche piccolo traumatismo culturale, di essere una potenziale iettatrice! Una mina vagante! Per fortuna (è proprio il caso di dirlo) avevo la scusante di essere “svizzerotta”, un’attenuante non da poco. Potevo far cadere il sale sul tavolo senza subito raccoglierlo per lanciarmelo dietro le spalle. Di solito, in situazioni di flagrante delitto, nei miei confronti si chiude benevolmente un occhio. 

Imparai molto rapidamente che non si può passare sotto una scala, che non si poggia un cappello sul letto, che non si attraversa una strada se prima lo ha fatto un gatto nero. Per non parlare dei sistemi per scongiurare il malocchio: fare le corna, toccare ferro, e per l’universo maschile anche la possibilità di toccarsi i gioielli di famiglia, soprattutto nel caso che passi un carro funebre senza bara o una suora al volante. E a Roma di suore ce ne stanno! Un gesto che, non lo nascondo, le prime volte mi scioccò.

La iella è stata scientificamente scongiurata addirittura sugli aerei dell’Alitalia! Solo recentemente ho scoperto che i velivoli della compagnia di bandiera, nessuno escluso, non annoverano la fila 17. Dalla fila 16 si passa direttamente alla 18. Una sorta di superstizione istituzionalizzata, per non dire “alitalianizzata”.

Insomma: Bonne chance! Viel Glück! Good luck! Ma non ditelo in italiano! Guai ad augurare buona fortuna a qualcuno. E a tutti quelli che come me sono alle prese con questo universo i cui confini sto ancora esplorando, un grande in bocca al lupo!


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