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Venezia riparte, ma su quale modello?

Il confinamento è finito anche per Venezia, ma i suoi abitanti sono ora divisi tra chi la vorrebbe "capitale culturale" e chi su modello Gardaland. Keystone / Fabio Muzzi

Due mesi di confinamento e ora, anche Venezia, riapre e riparte. La pace che l’ha avvolta in questi mesi ha fatto immaginare, almeno a una parte dei cittadini, un futuro migliore.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 giugno 2020 - 12:57
Italo Rondinella, RSI News

I più idealisti hanno voluto credere che la forza della sua bellezza intrinseca, lasciata libera di esprimersi nel silenzio e nell’assenza di traffico, fosse capace di toccare anche la sensibilità di coloro che, fino ad oggi, l’hanno solo utilizzata per fini speculativi.

Ma ai sognatori sono bastate poche ore dalla fine del lockdown per comprendere che la tutela del patrimonio culturale, artistico e architettonico dell’ecosistema lagunare e dei diritti fondamentali dei cittadini residenti continueranno ad essere valori antitetici a quelli dell’industria del turismo di massa che non vede l’ora di tornare a funzionare a pieno regime e, forse, a ritmi ancora più incalzanti.

Ciononostante, il periodo di forzata interruzione (e riflessione) e le imminenti elezioni municipali (si parla di metà settembre), nelle quali il sindaco in carica corre di nuovo come favorito, hanno risvegliato gli animi di molti.

Ne è stata una prova la doppia manifestazione che ha unito alcuni gruppi civici, mobilitatisi pacificamente il primo giugno nella zona attorno all’ospedale civileLink esterno. Donne e uomini di tutte le età hanno utilizzato lo spazio pubblico per mettere in scena una coreografica protesta contro i lavori in corso per favorire l’ulteriore sviluppo turistico in una delle poche aree urbane ancora residenziali, cioè quella dei sestieri (quartieri) di Castello e CannaregioLink esterno.

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