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Sicilia, lotta agli scafisti come l’antimafia

Da 15 anni, la Polizia specializzata in questo settore opera con tecniche sofisticate, in modo analogo alla lotta contro la criminalità organizzata

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In questo inverno particolarmente mite, i flussi migratori non si sono praticamente mai fermati, su tutte le rotte. Dopo i nuovi, drammatici naufragi dei giorni scorsi nel Mar Egeo, domenica a Trapani sono arrivati oltre 700 migranti.

L’Italia è in prima fila nella lotta ai trafficanti di esseri umani. Da 15 anni la Polizia specializzata in questo settore opera in modo simile all’antimafia.

Questi agenti fanno parte delle squadre di punta della lotta contro i trafficanti di esseri umani. In un anno hanno arrestato più di 400 passatori. Il loro lavoro comincia quando viene individuato un barcone di migranti in uno dei porti siciliani.

L’importante è arrivare sui barconi il più presto possibile, ci spiegano alla Squadra mobile di Catania, per poter rintracciare i passatori che tentano di confondersi fra i migranti.

A seconda della grandezza delle imbarcazioni possono esserci fra i tre e i sette trafficanti. Una volta individuati vengono fermati e interrogati.

Per risalire alla rete di organizzazioni criminali, l’inchiesta passa poi dalle mani degli agenti che lavorano sul terreno agli inquirenti del servizio centrale di Roma, che dispongono di tecniche sofisticate simili a quelle messe a punto nella lotta contro la mafia.

La legge autorizza alla polizia italiana a intercettare le conversazioni telefoniche anche in territorio libico, scopriamo alla Direzione centrale anticrimine della Polizia italiana.

Ma il punto è proprio questo. I poliziotti italiani affermano di essere in possesso di tutte le prove per arrestare i capi di queste organizzazioni e quindi fermare i traffici. Ma potrebbero farlo solo se potessero recarsi direttamente in Libia.

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