Scandalo spionaggio in Italia: ex agenti segreti a capo di una “fabbrica di dossier”
La Procura di Roma indaga su una presunta organizzazione clandestina chiamata "Squadra Fiore", composta anche da ex membri dei servizi segreti, accusata di aver creato e venduto dossier illegali ottenuti tramite accessi abusivi a banche dati protette.
Un’indagine della Procura di Roma sta gettando luce su una presunta struttura clandestina, la “Squadra Fiore”, accusata di creare dossier illegali su individui e aziende. L’organizzazione, che operava nell’ombra, avrebbe coinvolto ex membri dei servizi segreti e delle forze dell’ordine.
“L’inchiesta, avviata due anni fa a Roma in seguito a documenti provenienti dall’indagine milanese su Equalize (una società d’investigazioni private milanese che è al centro di una vasta inchiesta giudiziaria per presunto dossieraggio illegale e accessi abusivi a banche dati statali) ha visto lunedì un’accelerazione significativa. I Carabinieri del ROS hanno infatti condotto una serie di perquisizioni in diverse località italiane, nell’ambito di un’indagine che lega la “Squadra Fiore” alle accuse mosse nei confronti di Equalize.
Sono 11 le persone coinvolte nell’indagine. Tra i nomi di spicco figurano Giuseppe Del Deo, ex numero due del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), accusato anche di peculato per milioni di euro, e Giuliano Tavaroli, già ex capo della sicurezza di Pirelli e del Gruppo Telecom Italia, noto per il suo coinvolgimento nello scandalo Telecom-SismiCollegamento esterno.
Il servizio del TG 20.00 della RSI del 20 aprile 2026:
I pubblici ministeri contestano, a seconda delle posizioni, reati che vanno dall’associazione a delinquere all’accesso abusivo a sistema informatico e truffa. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe acquisito e commercializzato informazioni riservate, estrapolate illecitamente da banche dati nazionali protette, in cambio di denaro. Questi dossier, commissionati da imprenditori, professionisti e intermediari finanziari, sarebbero stati utilizzati per spionaggio industriale o su persone fisiche.
Intercettazioni e i fondi illeciti
Le indagini avrebbero rivelato l’intento degli indagati di “raccogliere nelle mani di una sola holding” l’intera galassia delle aziende italiane che si occupano d’intercettazioni. Il ROS ha inoltre accertato “le rivelazioni dell’esistenza di specifici atti d’indagine nell’ambito degli accertamenti disposti nel procedimento in corso”.
Un’intercettazione da una delle 5’000 chat depositate nell’indagine milanese su Equalize, che ha viaggiato in parallelo con quella romana, offre uno spaccato del modus operandi del gruppo. Un membro della squadra scrive all’hacker Samuele Calamucci: “Se rispetti le regole, i soldi non saranno un problema, ricordati che loro sanno tutto anche quello che non dici. Se sei leale, i problemi li risolviamo noi: il fine comune è quello di risolvere i problemi non crearne”.
Accessi abusivi e linguaggi in codice
Per quanto riguarda Tavaroli, i magistrati di piazzale Clodio lo accusano, insieme ad altri tre indagati, di aver compiuto “accessi abusivi a sistemi informatici di interesse per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Gli indagati avrebbero utilizzato “apparecchi di comunicazione protetti (definiti ‘citofoni’), utenze con intestatari fittizi” e si sarebbero avvalsi di consulenti e committenti esteri (“l’americano”) e nomi di copertura come “naufrago, mezzochilo, corazziere, legno, legnetto, juventino”.
L’indagine prosegue per fare piena luce su questa complessa rete di dossieraggio e illegalità.
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