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Respinti e clandestini

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Viaggio fra Pozzallo e Scicli in Sicilia, fra i profughi abbandonati per strada e quelli accolti

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 febbraio 2016 - 15:46

Quattro ragazzi fra i 20 e i 25 anni. Altissimi, vestiti con una tuta grigia. In mano una borsa della spesa. E' la loro valigia. Vengono dalla Nigeria e dopo aver camminato per giorni, essere passati dalla Libia, aver preso un barcone hanno raggiunto Pozzallo.

All'hotspot, il centro di alto smistamento dei migranti, hanno ricevuto un foglio di via, ossia un documento che intima loro di lasciare l'Italia entro sette giorni. E non sono i soli. Qui, dove da inizio anno sono stati registrati 2'000 arrivi, sono almeno 500 i respingimenti recensiti dalla onlus Borderline SiciliaLink esterno. Una vera e propria scrematura viene effettuata dalle forze dell'ordine all'interno della struttura fra migranti economici (che difficilmente potranno rimanere nel paese) e quelli che hanno diritto a ricevere asilo (siriani ed eritrei). Una selezione, ci spiega l'attivista Lucia Borghi, che si è fatta più netta da quando il Centro di primo soccorso e accoglienza è stato trasformato in hotspot.

Facsimile del provvedimento di espulsione web

A farne le spese sono soprattutto coloro che provengono dal Mali, dal Sudan, dalla Nigeria e dalla Costa d'Avorio. Poco dopo essere arrivati in Italia, sono intimati a lasciarla in una settimana. Ma nessuno lo fa. Uno: perché non hanno soldi; due: perché sono fuggiti dai loro paesi per non tornarci. Così, grazie a un sistema incomprensibile, finiscono nel girone dell'illegalità, con molti rischi: per le donne lo spettro della prostituzione, per i bambini la tratta e per gli uomini la criminalità.

Il sindaco di Pozzallo: "Come si può respingere questa gente?"

"Questi hotspot è vero che danno problemi - ci conferma il sindaco di Pozzallo Luigi Ammatuna - . Mi dica lei come fanno ad andarsene, arrivano qui senza niente". Ammatuna conosce bene il tema della migrazione. Lo ha vissuto sulla sua pelle sin dall'inizio delle prime ondate. Oramai in Europa è una sorta di esperto. Viene invitato a convegni con i suoi omologhi che si trovano spiazzati. "Come si può respingere questa gente? si domanda ad alta voce. "(...) Sono stato recentemente a Vienna a un convegno con miei omologhi: sa chi mi ha colpito di più? Il sindaco di Lesbo che non ha paura di dire ai suoi connazionali: se non li volete, se non volete questi disperati, mandateli da me".

Pozzallo google maps

L'hotspot di Pozzallo era stato al centro dell'attenzione mediatica a fine dicembre quando Medici senza frontiere aveva annunciato di lasciarlo per protestare contro le condizioni invivibili della struttura (leggi il nostro articoloLink esterno): scarsa igiene, promiscuità e presenza di blatte. Nessuno aveva parlato di respingimenti, un tema che sembra quasi essere un tabù, soprattutto per i politici.

La risposta della Prefettura alla nostra richiesta di visitare l'hotspotLink esterno

E se per molti il viaggio verso l'Europa è costituito da continue barriere e difficoltà, molti altri possono contare su reti di sostegno e di accoglienza. Un esempio lo dà la Casa delle cultureLink esterno del progetto Mediterrean HopeLink esterno (realizzato grazie all'8 permille delle chiese valdesi e metodiste) che sorge nel centro di Scicli, cittadina che dista una ventina di chilometri da Pozzallo. L'edificio, che può ospitare fino a 40 persone, accoglie soprattutto soggetti considerati vulnerabili, "donne e bambini", come ci spiega Giovanna Scifo, responsabile della struttura. Anche loro sono passati dall'hotspot. Qui trovano una sistemazione provvisoria, una casa. Molti muri sono tappezzati da disegni dove vengono ritratti soprattutto navi e mare. Ci sono anche quelli di Francesco Piobbichi Link esternoche in fondo alle onde mette tanto filo spinato.

Alessandra Spataro

Il nostro dossier: Le vie dei migrantiLink esterno

Per saperne di più: Il progetto Faro Link esternodi Terres des Hommes

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