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La morte che non fa più ridere

L'azienda romana di pompe funebri Exequia da anni promuove i suoi servizi ironizzando sulla morte ma dall'inizio della pandemia ha rinunciato a questa strategia commerciale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 maggio 2020 - 20:39
Gilberto Mastromatteo, Rsinews
Fila di camion militari trasportano bare di persone decedute a causa dell'infezione di coronavirus. RSI-SWI

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Alessandro Taffo e la sua impresa funebre ExequiaLink esterno sono ormai celebri a Roma. Tutto è nato da una irriverente campagna pubblicitaria che, alcuni anni fa, ha letteralmente rivoluzionato la comunicazione nel settore. Giochi di parole a tema sepolcrale. Un modo ironico di esorcizzare l'argomento tabù della morte che, in breve tempo, ha conquistato il pubblico.

Oggi però, in piena pandemia da Covid-19, sono proprio gli storici necrofori romani a fare un passo indietro: “Non è più il caso di scherzare – dice Taffo – questa morte mette paura”. Specialmente agli addetti del settore, tra i più a rischio contagio.

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In Italia il bilancio delle vittime continua ad essere drammatico. Circa 25 milaLink esterno, il dato più alto d'Europa. Ma a rendere ancora più fredda la morte ai tempi del Covid-19, c'è l'impossibilità di organizzare funerali canonici. Spesso ad accompagnare le salme vengono autorizzati solo un paio di familiari. E sono diversi i parroci e le imprese di pompe funebri che hanno iniziato a riprendere le funzioni e trasmetterle in streaming, per chi è costretto a casa.

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