Migrazione e Covid Navi quarantena anche per gli immigrati residenti in Italia

Di Enrico Marra
La nave Rapsody che fa spola tra Lampedusa e Bari.

La nave Rapsody che fa spola tra Lampedusa e Bari.

E. Marra

Da qualche settimana alcuni immigrati residenti nei centri di accoglienza sparsi in tutto il territorio italiano, sospettati di aver contratto il Covid-19, sono prelevati d’imperio, talvolta nottetempo, per essere trasferiti a bordo delle navi quarantena.

Si tratta di persone già inserite in percorsi d’integrazione, alcuni sono residenti in Italia da anni, talvolta richiedenti o beneficiari di asilo politico. Sono assimilati agli immigrati appena sbarcati negli hotspot e con loro, sono riuniti sulle navi quarantena.

Oltre al trauma di essere risucchiati da una macchina burocratica che li porta via, verso destinazioni sconosciute, spesso molto lontano, per finire su una nave, per alcuni immigrati è anche l’occasione di perdere tutto. Alcuni ricevono un decreto di espulsione dal territorio italiano, tecnicamente un ‘allontanamento differenziato’, emesso direttamente dai prefetti di competenza nelle province in cui ormeggiano le navi quarantena.

Gli avvocati dell’Asgi, Associazione per gli studi giuridici sull'Immigrazione, seguono i casi di alcuni di questi immigrati e hanno già presentato ricorso ai tribunali competenti. I loro assistiti sono stati prelevati e trasportati sulle navi quarantena dopo i controlli sanitari a tappeto disposti nei centri di accoglienza che avevano già accertato casi di positività al virus. A giustificare il trasferimento è bastato il tampone antigenico rapido la cui attendibilità non è però garantita, come nel caso dell’esame molecolare.

La testimonianza dell’immigrato 

Nel filmato è riportata la testimonianza di un immigrato fatto oggetto di questi trasferimenti sulle navi quarantena. L’intervista è in video-chiamata perché si trova in isolamento fiduciario ed è in forma anonima.

Il giovane immigrato ghanese che vive in Italia da tre anni, nelle scorse settimane, è stato prelevato repentinamente da un centro di accoglienza di Roma ed è stato portato sulla nave quarantena Rhapsody ormeggiata a Bari. Una volta a bordo, ha scoperto di non essere stato contagiato dal virus, come accertato da due tamponi molecolari che hanno dato esito negativo. A quel punto ha chiesto un certificato riguardo al tampone antigenico rapido fatto a Roma, per avere maggiori informazioni sulle ragioni del suo trasferimento, ma non ha ottenuto risposta. A Bari, ha però ricevuto un decreto di espulsione e, una volta tornato a Roma, il centro di accoglienza in cui viveva l’ha respinto costringendolo a dormire in strada.

Tramite l’Asgi il giovane ha trovato una sistemazione provvisoria in un centro di accoglienza dell’organizzazione caritativa cristiana ‘Esercito della salvezza’, sempre a Roma. Una sistemazione solo per pochi giorni durante i quali per motivi procedurali deve restare ancora confinato nella sua stanza in isolamento fiduciario. Nonostante si sia presentato lì con due certificati di negatività al virus.

Finita l’ennesima quarantena, come intimato dal decreto di espulsione, dovrebbe raggiungere il confine e lasciare il Paese autonomamente. Poiché, tra l’altro, non ha trovato posto neanche nei centri d’identificazione e rimpatrio. Con maggiori probabilità, il giovane immigrato ghanese che aveva intrapreso un percorso d’integrazione - ottenendo anche un documento fiscale dallo Stato italiano e un attestato di condotta esemplare nel centro di accoglienza in cui viveva - si unirà ai molti immigrati ‘invisibili’ che affollano i centri di accoglienza informali della Capitale, la cui popolazione è cresciuta a dismisura grazie ai decreti “sicurezza” voluti da Salvini. Luoghi a grande concentrazione di persone e privi di qualsiasi forma di controllo sanitario.

Nella seconda parte del reportage sono riportate le considerazioni del Presidente del Garante nazionale delle persone private della libertà in merito all’opportunità stessa delle navi quarantena. Visto anche il caso di un immigrato quindicenne morto per denutrizione dopo essere stato confinato per quindici giorni a cavallo tra settembre e ottobre a bordo di una di queste navi, la nave Allegra ormeggiata a Palermo.

Ecco il servizio:



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