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Michelle Hunziker: "La mia anima e il mio cuore sono italiani"

Michelle Hunziker è stata scelta da Svizzera turismo per attirare i turisti italiani nella Confederazione. Keystone / Hayoung Jeon

È forse il personaggio svizzero più conosciuto in Italia. Anche se lei nega e dice che viene dopo Ursula Andress.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 luglio 2021 - 18:30
Michele Novaga

Michelle Hunziker, popolare showgirl nata in Ticino 44 anni fa, è sicuramente entrata nelle simpatie e nei cuori degli italiani grazie ai moltissimi programmi televisivi, al suo sorriso e alla sua simpatia.

“Sono l’unica svizzera che è venuta a fare il pieno in Italia. In tutti i sensi” dice ridendo. E Proprio per questo e per la conoscenza che ha degli italiani e dell’Italia dove si trasferì dopo il diploma per lavorare come modella, è diventata ambasciatrice di Svizzera turismo.

Tvsvizzera.it: Come farà a raccontare le bellezze elvetiche e la Svizzera in generale agli italiani che magari ne conoscono solo i clichè?

Michelle Hunziker: Innanzitutto devo dire che sono onorata di essere ambassador della Svizzera con il compito di portare gli italiani a visitarla e conoscerla. È vero che ci sono degli stereotipi ma il mio compito è quello di mostrare agli italiani la vera essenza della Svizzera visitandola io stessa in prima persona.

La sostenibilità è un tema di grande attualità ma in Svizzera da sempre c’è molta attenzione a queste tematiche.

È vero. Io ho vissuto in Svizzera i primi 16 anni della mia vita ma ricordo che noi da bambini andavamo con la scuola a raccogliere la carta e la plastica, facevamo già la raccolta differenziata a casa. Oggi più che mai abbiamo bisogno di tornare alla qualità della vita, alla natura, alle cose belle che ci offre. Sostenibilità e autenticità sono oggi imprescindibili in tutti gli ambiti della vita e anche nel turismo. Ricerchiamo il contatto con la natura, siamo affascinati dalle persone che si prendono cura di ciò che li circonda. Io stessa non ho avuto la possibilità di visitare la Svizzera che è diventata sempre di più ecosostenibile. E ci sono molto esperienze che si possono fare a pochi chilometri da casa emozionanti e belli.

Ricordo mio padre che mi portava a fare grandi camminate nella natura e ancora oggi anch’io quando sono triste cerco ristoro nei boschi.

Quanto spesso torna in Svizzera e che cosa le piace fare quando è lì?

Per me la Svizzera rappresenta un momento di svago però con tutti gli impegni che ho ci sto andando troppo poco. Ma quando ci vado, torno con mia mamma magari a fare compere a Lugano oppure vado ad Arosa nei Grigioni che è un po' il mio posto del cuore dato che ci vado da quando ho sei anni a sciare. Oppure vado a trovare mio fratello che vive lì.

Lei si è trasferita in Italia molto giovane dopo il diploma: cosa è rimasto di svizzero in lei?

Io mi sono trasferita in Italia a 16 anni. Sicuramente mi è rimasto quell’imprinting basato sulla disciplina, sulla perseveranza e sulla costanza: tutte caratteristiche che mi hanno trasmesso in Svizzera e sono le stesse che vorrei trasferire agli italiani.

Lei parla molte lingue: alle sue figlie e in famiglia in che lingua parla?

Con mia madre dipende. A volte in olandese, a volte in italiano a volte in svizzero tedesco. Con le figlie, invece, in italiano e inglese che ho sempre parlato anche alla mia figlia maggiore Aurora. Ma ammetto di aver sbagliato a non trasmetterle il tedesco. Sicuramente avere avuto una spalla con cui parlare il tedesco in Italia sarebbe stato importante e, ammetto, che sarebbe stato più giusto insegnarglielo. Aurora un po' me lo rinfaccia ancora oggi. Ma alle piccoline, che già parlano tutte e due inglese e italiano, insegnerò anche il tedesco.

Lei è diventata una star tv in Italia e in Germania: come è nata questa passione?

Con mio padre ho sempre guardato la tv italiana. Con mia mamma invece guardavo la tv tedesca. La tv svizzera, invece, la guardavamo molto ma più per le news e per gli approfondimenti. Quindi per unire tutta la famiglia mi sono detta: “Faccio tv in Italia”.

Come ha vissuto la partita Italia-Svizzera?

L’ho scritto anche nelle mie stories sui social. In quella partita avevo il cuore spezzato ma dissi che se avesse vinto la Svizzera sarei stata felicissima. Ma anche che se avesse vinto l’Italia non avrei pianto perché alla fine come finiva finiva, mi andava bene lo stesso.

Adesso in finale tifo l’Italia come del resto faccio sempre perché la mia anima e il mio cuore sono italiani.

Il suo impegno a favore delle donne è risaputo: come è cominciato? Che obiettivi si è posta con le campagne di Doppia Difesa?

Doppia difesa è nata nel 2007 e abbiamo percorso un cammino difficile e tosto che però ci ha dato grandi soddisfazioni. Abbiamo aiutato tante donne ad uscire da un trauma pazzesco. Le ferite dell’anima e del cuore non si rimarginano ma possiamo dare loro una prospettiva attraverso un’assistenza psicologica. Ma lavoriamo molto per prevenire, anche attraverso i media, la violenza sulle generazioni future. Il mio grande obiettivo, la missione della mia vita, è quella di combattere la violenza sulle donne e fare cultura per raggiungere l’emancipazione.

Parlando di questo argomento. In Italia si è ancora un po' indietro su alcune questioni come la rappresentanza delle donne nei posti di comando. E in Svizzera?

C’è molto da fare in tutto il mondo. Diciamo che in alcuni luoghi come l’Italia sta andando meglio e dove sempre più aziende si dimostrano sensibili a questa tematica. È fondamentale che anche alla donna vengano riconosciuti gli stessi ruoli e le stesse cifre salariali ma ripeto ci sono molte cose ancora su cui lavorare. Ma noi non ci stanchiamo a e continuiamo col nostro impegno perché ce lo abbiamo nel sangue e io personalmente per sempre lotterò per questi diritti.

Una caratteristica che esporterebbe in Svizzera dall’Italia e una dalla Svizzera in Italia?



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