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MEDU, la task force italiana per i rifugiati vittime di tortura

Sono medici volontari, operano nei centri di prima accoglienza

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 febbraio 2016 - 11:43

L'organizzazione di medici volontari Medu, presente nelle maggiori città italiane, ha avviato un progetto di assistenza ai migranti richiedenti l'asilo e i rifugiati politici che hanno subito torture o traumi durante il viaggio.

Il progetto si chiama ON.TO. "Stop alla tortura dei rifugiati lungo le rotte migratorie dai paesi sub-sahariani al Nord Africa". I volontari operano direttamente nei "centri d'accoglienza" siciliani. Ogni squadra è composta da psichiatra, psicoterapeuta e mediatore culturale.

Nella prima fase del progetto gli operatori, oltre a prestare soccorso psichiatrico immediato ai casi più gravi, hanno raccolto le cifre del fenomeno ed è emerso il dato che in più del novanta percento dei casi, i migranti che raggiungono i centri d'accoglienza siciliani, presentano sintomi di disturbi mentali, sintomi dovuti ai traumi subiti nei luoghi d'origine o accumulati lungo il tragitto migratorio.

Nel caso specifico, Medu, si propone di identificare ed assistere quei migranti che arrivano nei centri dopo aver subito torture e che, secondo il parere dei medici, lontani dai propri affetti, dalla propria comunità, senza un adeguato supporto, potrebbero non riuscire a superare il trauma.

L'organizzazione opera nei centri di accoglienza per i richiedenti l'asilo o beneficiari di protezione internazionale, ma individua e prende in carico i pazienti anche dai Cda "centri di prima accoglienza" monitorando i nuovi arrivi.

Le certificazioni rilasciate dai medici Medu hanno valore ai fini della richiesta del diritto all'asilo politico.

Enrico Marra

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