la vita ai tempi della pandemia La piazza degli italiani sono ora i balconi

Chiusi in casa dallo scorso 10 marzo, per cercare di contrastare la diffusione del coronavirus, gli italiani stanno sperimentando forma alternative e originali di relazioni sociali.

RSI-SWI


Ne sono una testimonianza le tombole tra vicini con i numeri urlati dalle finestre delle case o le esibizioni improvvisate di sedicenti musicisti che da alcuni giorni vedono una partecipazione collettiva.

All'inizio erano manifestazioni spontanee di cittadini che affacciati dai loro balconi applaudivano a determinate ore medici e infermieri, giusto tributo a coloro che in queste ore sono al fronte e che si stanno stoicamente prodigando al limite delle loro possibilità per salvare vite umane e, più in generale, la salute della collettività.


Sono in seguito iniziati a riecheggiare all'unisono i versi cantati dell'Inno di Mameli, a simboleggiare la ritrovata coscienza del destino comune del paese di fronte all'emergenza sanitaria. Un ruolo decisivo in queste manifestazioni lo stanno avendo i social media.

Proprio su Facebook vengono organizzati da alcuni giorni, all'orario prestabilito delle 18 (quando la Protezione civile fornisce i dati aggiornati della pandemia), concerti pubblici cui non mancano di dare il loro contributo pure musicisti affermati. Ma c'è da scommettere che nei prossimi giorni si moltiplicheranno iniziative analoghe che forse contribuiranno a rendere meno cupe queste settimane di isolamento forzato.  

Gli auspici dei sanitari del Niguarda di Milano 

Gli auspici dei sanitari del Niguarda di Milano

facebook (Amici di neonatologia del Niguarda)

Ma una chiusura in casa, a lungo andare, quali rischi psichici comporta? Il corrispondente RSI da Roma lo ha chiesto a una professoressa di psicologia dell'Università La Sapienza.


Parole chiave