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La Roma barocca del ticinese Carlo Fontana

Il Ponte Milcio, uno degli snodi del passaggio epocale dal manierismo all’epoca dei Lumi. tvsvizzera.it

Carlo Fontana, nipote di Domenico e Giovanni Fontana, sarà l'ultimo grande architetto di respiro europeo di una famiglia che partita dal Ticino ha cambiato il volto della Roma barocca. Sulla scia dei suo zio Giovanni, anche Carlo Fontana è stato molto attivo nel ripristino degli acquedotti romani. Con lui finisce la figura di ingegnere architetto idraulico.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 novembre 2021 - 18:10
Checchino Antonini, RSI News

Jean Delumeau, lo storico “della paura e del Paradiso” riteneva che la storia di Roma nel Seicento fosse quella dei suoi acquedotti e delle sue fontane. Soltanto Roma, a quel tempo, poteva contare su tre acquedotti e, se a Parigi e Londra arrivavano dagli acquedotti 10mila metri cubi al giorno, a Roma superavano i 160mila. La storia di quell’acqua ci porta sulle sponde del Lago di Lugano e a una famiglia, quella dei Fontana, che firmerà il paesaggio della Roma barocca fino al ‘700. 

Carlo Fontana Link esterno(Rancate 1638 – Roma 1714) è il protagonista di una pagina fondamentale dell’architettura. Fu l’ultimo architetto rinascimentale, ma fu un grande architetto, scultore, disegnatore.

A spiegarlo è un suo collega contemporaneo, Giovanni Colabianchi, che abbiamo incontrato proprio nel luogo dove si consumò uno degli snodi del passaggio epocale dal manierismo all’epoca dei Lumi: Ponte Milvio. Più o meno in quel punto il Tevere era soggetto a erosione e inondazioni causate anche da un molo fatto costruire da papa Giulio III, all’altezza della sua villa.

Così Clemente IX decise di far costruire una “passonata”, una struttura di pali. Il progetto prescelto era proprio di Carlo Fontana, ma non fu realizzato in seguito alla morte del pontefice. Il successore, Clemente X gli preferì un noto ingegnere idraulico, l’olandese Cornelius Meyer che voleva rendere navigabile il fiume da Perugia a Roma.

Ciononostante ancor oggi le orme di Carlo, arrivato giovanissimo dal Mendrisiotto, sono nitide nel paesaggio romano, dalla Fabbrica di S.Pietro ad altre chiese romane, dai cantieri di Ariccia, Montecitorio, agli acquedotti di Bracciano e Civitavecchia, in varie opere sociali, dal Complesso di S.Michele a Ripa fino ai teatri e alle architetture effimere, di cui ci restano i disegni, per le feste delle grandi famiglie capitoline.

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