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L'importanza del manutentore nelle Cinque Terre

Corniglia. Keystone / Giovanna Dell?orto

È nata una nuova professione - il manutentore - per garantire ai muri a secco che sovrastano le Cinque Terre di sopravvivere al cambiamento climatico.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 settembre 2021 - 10:00
Checchino Antonini e Massimo Lauria, RSI News

A metterli in fila, i muri delle Cinque Terre formerebbero un serpentone di pietra di 8'000 km, più della Muraglia Cinese. Ma questi paesi da tempo hanno preso a spopolarsi e solo una cinquantina di artigiani ormai sa come prendersene cura.

Eppure da quasi mille anni sono proprio i terrazzamenti a dare forma al paesaggio e consentire la coltivazione della vite per produrre il Cinque Terre Bianco doc e lo Schiacchetrà in questo scorcio del Levante ligure.

Il “parco dell’uomo”. Così lo definisce l’Unesco che, da due anni, ha riconosciuto la tecnica di costruzione dei terrazzamenti patrimonio immateriale dell’umanità. Nel 2011, con le bombe d’acqua su Vernazza e Monterosso, il territorio ha scoperto tutta la sua fragilità di fronte a una pioggia tipica del climate change.

Così nella vicina Manarola è sorta una fondazione per supportare il recupero dei muri a secco. Un’impresa gestita assieme al Parco Nazionale delle Cinque Terre, in collaborazione con Legambiente e Università di Genova, che, tra l’altro, prevede la formazione di personale capace di ereditare l’antica sapienza edificatrice.

Il progetto si chiama Stonewallsforlife e proverà a ripristinare 6 ettari di muri a secco entro il 2024. L'area pilota è l’Anfiteatro dei Giganti, a Manarola (353 abitanti e i 5'000 visitatori al giorno), è monitorata anche da altre esperienze europee come il Parc del Garraf (Barcellona), Maiorca, la Costiera Amalfitana, interessate alla replicabilità di un progetto che punta anche a migliorare l'integrazione di disoccupati, migranti e rifugiati coinvolti nei corsi di formazione.

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