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Italia, legge 194/78 Aborto, sette ginecologi su dieci sono obiettori

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A quasi quarant’anni dalla legalizzazione, l’aborto in Italia rimane spesso ostacolato. La ragione è che moltissimi ginecologi si rifiutano, per obiezione di coscienza, di praticare interruzioni di gravidanza.

Laura Fiore, autrice del libro ‘Abortire tra gli obiettori’, decise di farlo alla ventunesima settimana. La Legge 194 del 1978 lo consente, anche oltre i 90 giorni, “quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.”

In ospedale, però, Laura trovò solo medici obiettori. “Mi hanno dato una mano a partorire”, racconta, “e subito dopo mi hanno lasciata sola accanto a quella che io pensavo potesse essere il cadavere di mia figlia. Invece non era cadavere, era ancora viva”.

Siamo in Campania. L’82% dei ginecologi qui è obiettore. Con punte, come a Benevento, del 100%.

Al San Giuseppe Moscati di Avellino, per garantire l’aborto, la ginecologa Carla Eleonora Ciccone è costretta a indossare il camice a 64 anni.

“Ho scelto di fare il medico”, ci dice. “Perché solo i ginecologi in Italia devono fare obiezione di coscienza? Non la fa il chirurgo, non la fa l’ortopedico, il radiologo. Inoltre c’è ancora il farmacista che dice ‘no, io la pillola del giorno dopo non la do”.

La legge del 1978 contempla, appunto, l’obiezione di coscienza. E sette ginecologi su dieci si appellano a questo diritto.

Giuseppe Noia, presidente dell’Associazione ginecologi cattolici, lavora al Policlinico Gemelli, dove sono tutti obiettori. Ma in Italia, assicura, non c’è alcuna emergenza.

“In relazione alla diminuita fecondità della madre e alla diffusione dell’aborto farmacologico, non c’è questo problema attualmente, almeno dai numeri che ci ha fatto vedere il Ministero”.

Eppure, lo scorso anno il Consiglio d’Europa ha bacchettato l’Italia: ricorrere all’interruzione di gravidanza è troppo difficile. Una situazione che peraltro, secondo Carla Ciccone, peggiora.

“Spesso si viene guardati dall’alto in basso. C’è una regressione di tutte le battaglie fatte dalle donne e dalla società per rendere più civile la nostra società. Si torna indietro”.

Al San Camillo di Roma, intanto, qualche giorno fa è uscito il concorso per due ginecologi. È aperto solo ai non obiettori. Altrimenti, fa sapere l’ospedale, la legge non potrà essere rispettata.
 


tvsvizzera.it/ri con RSI (TG del 02.03.2017)

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