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“Isis ridammi mio figlio”

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Da Barzago (LC) la storia del piccolo milanista portato in Siria dalla mamma foreign fighter

“Papà vieni a prendermi io non ce la faccio più: qui ci sono le bombe”. Sono le ultime parole che Afrim Berisha, 46 anni, albanese, muratore, residente a Barzago (Lecco) ha sentito da suo figlio Alvin. Allora aveva 6 anni. Era il 17 gennaio del 2015.

Alvin si trova in Siria. Ce l’ha portato la mamma, Valbona, 33 anni, anche lei albanese. Era fuggita di casa col figlio più piccolo esattamente un mese prima, lasciando Afrim e le due figlie più grandi. Voleva sostenere Isis.

Ha preso un pullman fino ad Orio al Serio, poi in aereo fino ad Istanbul e poi non si sa. Ma si sa che per un mese Valbona ed Alvin hanno abitato ad Al Bab, un paese non lontano dal confine con la Turchia. Afrim lo sa perché lo vedeva grazie al’applicazione del telefonino con cui ogni tanto la moglie gli scriveva. Gli ha anche mandato una foto del figlio con la bandiera di Isis. “Ora nostro figlio si chiama Yussuf, non più Alvin” gli ha detto la donna. Ma dal 17 gennaio 2015 i messaggi si sono interrotti. “Sicuramente le hanno tolto il cellulare” dice Afrim”. Di fatto, da più di un anno Afrim non ha notizie.

Da allora è iniziato il suo calvario. Ha mosso mari e monti, è andato più volte di persona a cercare Alvin “di mia moglie non mi interessa: è stata una sua scelta, ma rivoglio mio figlio”. Ha speso quasi tutti i suoi soldi, è persino riuscito ad entrare in Siria e raggiungere Al Bab. È stato fatto prigioniero, e dopo due giorni è fuggito tornando in Italia. Vicende che sembrano tratte da un film, vissute da una persona di una normalità esemplare, che vive in una palazzina in una casa come tante altre, che prende il caffè al bar del paese.

La dedica delle sorella ad Alvin tvsvizzera

Ci mostra le foto del figlio. “Giocava nella squadra giovanile di Barzago. Centrocampista. Tifava Milan. Su una mensola del soggiorno una coppa vinta dal padre, ma sulla quale le sorelle hanno applicato un foglietto: “Alvin campione”.

Non è una famiglia integralista quella di Afrim. “Non siamo neanche praticanti” ci dice. Io chiuderei tutte le moschee di provincia. Manteniamo quelle ufficiali, a Milano, nelle grandi città. Ma no a quelle nei garage, nei capannoni, negli scantinati”. Troppo difficili da controllare. Troppi rischi di cadere in mano ad esaltati.

Ancora non si capacita. “Cosa vai a fare in Siria? Capisco in Svizzera, in Germania, in America. Ma in Siria non c’è neanche un governo. C’è la guerra”.

È successo un po’ per volta. Valbona era una donna normale, poi sul computer ha iniziato a interagire con persone strane. “Ascoltava gli imam” dice Afrim. Ma io le ho rotto il computer. Valbona però aveva uno smartphone. Ha iniziato a pregare, a mettersi il velo. E sono iniziate anche le liti. “Sono arrivati anche i carabinieri. Litigavamo. Lei voleva convincere anche le nostre figlie, ma io le ho detto no: a 18 anni decideranno loro”.

Valbona Berisha, mamma di Alvin tvsvizzera

Afrim è convinto che a ‘lavare il cervello della moglie’, come dice lui, sia stato un imam della zona, un kosovaro. Sembra che i biglietti aerei li abbia pagati proprio lui. Ora è sparito.

Ha sporto denuncia, è stato in tribunale. Vorrebbe tornare in Siria, ma ha finito i soldi. Ora è anche senza lavoro: la ditta per cui lavorava ha chiuso. “Le autorità albanesi e anche quelle italiane sono informate –dice- ma che possono fare? Nessuno sa niente”. La sua paura più grande è che Alvin sia finito in un campo di addestramento. “Uno di quelli in cui si insegna ai bambini a sparare e a tagliare la gola alle bambole. Lui non parla neanche arabo. Non parla nemmeno l’albanese. Solo italiano”. E guardandoci negli occhi: “con chi lo parla, l’italiano, laggiù?”

Ormai Afrim le ha provate tutte. E allora, tramite noi, prova a rivolgere un ultimo appello. A Behgjet Pacolli, kosovaro come lui, ex presidente. “So che ha aiutato molta gente. So che ha tanti contatti. Presidente, mi aiuti a riabbracciare mio figlio”.

Gino Ceschina Segui @00spencerCollegamento esterno

Cristina Gobbetti

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