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Inaugurata la nuova ambasciata svizzera in Vaticano

L arcivescovo Paul Richard Gallagher con Ignazio Cassis al momento dell apertura della nuova ambasciata
© Keystone / Eda/ Pascal Lauener

Giornata svizzera oggi in Vaticano. Questa mattina il presidente della Confederazione Ignazio Cassis ha inaugurato la nuova ambasciata presso la Santa Sede. Questo pomeriggio 36 nuove guardie svizzere presteranno il loro giuramento.

“Giornata simbolica oggi in Vaticano: onorato di poter presentare la nostra nuova ambasciata di Svizzera presso la Santa Sede”: lo ha scritto su Twitter il presidente della Confederazione Ignazio Cassis, che venerdì mattina ha incontrato Papa Francesco.

Cassis, che nel tardo pomeriggio presenzierà al giuramento delle 36 nuove guardie svizzere, venerdì mattina è stato ricevuto da Papa Francesco al Palazzo apostolico per un colloquio di 30 minuti. Al termine, dopo la presentazione della delegazione, c’è stato lo scambio dei doni.

Il ticinese ha regalato al Pontefice la riproduzione di una porzione del Panorama Bourbaki di Lucerna. Francesco ha ricambiato col medaglione in bronzo che ricorda le parole del profeta Isaia al capitolo 32: “Il deserto diventerà un giardino”. Quindi con i volumi dei documenti papali, il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno, il Documento sulla Fratellanza Umana e il libro sulla Statio Orbis del 27 marzo 2020, a cura della Libreria Editrice Vaticana.

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La nuova ambasciata

“I nostri Paesi sono uniti da legami duraturi, fra tradizione e sfide future”, ha aggiunto su Twitter Cassis, che era in compagnia dell’Arcivescovo e Segretario per i rapporti con gli Stati Paul Richard Gallagher. Il ticinese ha inaugurato simbolicamente la nuova ambasciata, svelando l’insegna e tagliando il tradizionale nastro rosso.

Il Dipartimento federale degli affari esteri ha reso noto che la nuova ambasciata elvetica entrerà in funzione nei prossimi mesi.

Lo scorso ottobre il Consiglio federale ha deciso di istituire un’ambasciata svizzera presso la Santa Sede a Roma. Dal 2014 gli interessi diplomatici della Svizzera sono curati dall’ambasciatore svizzero in Slovenia, poiché a causa dei Trattati Lateranensi, l’ambasciata a Roma non può essere responsabile dell’Italia e del Vaticano allo stesso tempo.

Un po’ di storia

Le relazioni diplomatiche tra Confederazione e Vaticano hanno radici molto antiche. Dopo la Francia, la Santa Sede è il secondo Stato straniero a istituire una rappresentanza diplomatica permanente nel territorio della Confederazione. La presenza di un nunzio apostolico a Lucerna fin dal 1586 ha un ruolo importante nel consolidamento del cattolicesimo in Svizzera nel XVI e XVII secolo.

Salvo una temporanea interruzione dei rapporti diplomatici durante la Repubblica elvetica, tra il 1798 e il 1803, la nunziatura ha sempre svolto la sua attività diplomatica in Svizzera anche dopo la Rivoluzione francese. Il nunzio è però ora accreditato presso la Confederazione e non più solo presso i cantoni cattolici.

Per contro, dopo la pubblicazione dell’enciclica Etsi multa luctuosaCollegamento esterno da parte della Santa Sede, che critica aspramente la politica di cantoni e Confederazione verso la chiesa cattolica, nel dicembre 1873 il governo svizzero ha rotto le relazioni diplomatiche con il Vaticano. 

Nell’immediato dopoguerra l’ipotesi di nominare un rappresentante diplomatico in Vaticano è scartata sia per evitare “lotte confessionali in alcune zone del nostro paese”, sia perché “complicherebbe il problema delle nostre relazioni con l’URSS”.

L’unilateralità delle relazioni diplomatiche è rigorosamente rispettata anche durante e dopo la Seconda guerra mondiale. È solo con il clima di distensione ecumenica inaugurato dal Concilio Vaticano II all’inizio degli anni Sessanta che la Svizzera comincia a riconsiderare propria posizione.

L’offensiva diplomatica a tutto campo del pontificato di Giovanni Paolo II finirà per spingere anche la Svizzera a pensare concretamente dal 1987 la possibilità di una “normalizzazione graduale”. 

Infine, c’è voluto il “caso Haas”, all’inizio degli anni Novanta, per smuovere le acque dei rapporti tra Berna e Città del Vaticano. Le polemiche e le discussioni sorte attorno alla nomina dell’ultraconservatore Wolfgang Haas alla testa della diocesi di Coira hanno contribuito a rendere consapevoli le autorità federali della necessità di avere un rappresentante diplomatico in Vaticano.

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