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Faraglioni a rischio per i datteri di mare

Dopo tre anni di difficili indagini la Guardia di Finanza di Napoli è riuscita ad arrestare i membri di due organizzazioni criminali. Keystone / Anonymous

Due organizzazioni criminali, per procurarsi i preziosi molluschi, hanno compromesso per il 50% la parte sommersa dei simboli di Capri.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 luglio 2021 - 18:53
Mario Messina, RSI News

I faraglioni di Capri, le rocce famose in tutto il mondo per essere il simbolo dell’isola più in del Mediterraneo, sono in pericolo. O meglio, lo erano. Per anni, infatti, due organizzazioni criminali hanno spaccato la parte immersa dei tre faraglioni per poter estrarre i datteri di mare.

I datteri di mare sono dei molluschi che, per sopravvivere, hanno bisogno di innestarsi nella roccia calcarea. La pesca e il consumo dei datteri di mare sono vietati perché provocano danni ambientali irreversibili. Le due organizzazioni criminali che operavano a Capri – i cui membri sono stati arrestati in seguito a un’operazione della Guardia di Finanza di Napoli – si stima abbiano deturpato per oltre il 50% la parte sommersa dei famosi faraglioni.

I datteri di mare – che nei periodi di festa raggiungevano un prezzo di circa 200 euro al chilogrammo – non sono gli unici prodotti ittici per i quali pesca, commercializzazione e consumo sono vietati. Tra tutti primeggia il novellame: esemplari di pesci e molluschi che non hanno ancora raggiunto l’età adulta e che quindi non possono essere pescati.

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