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La mossa di Di Maio e le conseguenze per governo e M5S

Di Maio con Beppe Grillo
Di Maio e Grillo all'indomani della vittoria alle politiche del 4 marzo 2018. Keystone / Alessandro Di Meo

Luigi Di Maio ha rassegnato le dimissioni da capo politico del Movimento 5 stelle. Lo ha annunciato mercoledì in serata in un discorso tenuto al Tempio di Adriano di Roma. Le funzioni passano a Vito Crimi che è il rappresentate anziano del Comitato di garanzia.

“Oggi si chiude un’era. È giunto il momento di rifondarsi. Mi fido di voi, mi fido di noi e di chi verrà dopo di me”. Queste le parole pronunciate da Luigi Di Maio, che confermano le sue dimissioni da capo politico del Movimento cinque stelle.

Di Maio, attuale ministro degli esteri italiano, ha ripercorso le tappe del Movimento a partire dalla sua nascita, sottolineando anche gli ostacoli che ha dovuto affrontare come leader in un momento di grande difficoltà, che vede i consensi in caduta libera.

“Purtroppo non siamo riusciti a raggiungere alcuni obiettivi, ma abbiamo sempre lottato. Sono consapevole che parte del Movimento sia rimasta delusa e si sia allontanata”, ha spiegato.

L’ormai ex leader pentastellato ha pure lanciato una stoccata a coloro che accusano di condurre il partito in maniera dittatoriale, di aver accentrato troppe cariche e di ostacolare l’alleanza con il PD: “I peggiori nemici sono quelli che al nostro interno lavorano non per il gruppo ma per la loro visibilità”.

Le sue dimissioni arrivano a soli quattro giorni dalle elezioni regionali dell’Emilia Romagna, appuntamento che potrebbe avere conseguenze a livello nazionale.

Conte: nessuna ripercussione sul governo

Bisogna riconoscere” a Di Maio “il merito di tanti risultati ottenuti: penso all’impegno profuso per la giustizia sociale e la legalità, a misure come il reddito di cittadinanza, la legge anticorruzione e la lotta ai privilegi della classe politica. Luigi è stato il protagonista della realizzazione di questi valori cardine del Movimento: si è sempre battuto per essi e sono sicuro che continuerà nell’impegno in questa direzione”. Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dopo che Luigi Di Maio ha annunciato la scelta di lasciare la guida del M5s. 

“La sua decisione rappresenta una tappa di un processo di riorganizzazione interna al Movimento 5 Stelle ormai in corso da tempo e che, sono persuaso, non avrà alcuna ripercussione sulla tenuta dell’Esecutivo e sulla solidità della sua squadra. Il nostro obiettivo continuerà a essere quello di costruire, incidere e fare la differenza. Abbiamo tante obiettivi da perseguire: continuare ad abbassare le tasse ai cittadini,combattere l’evasione fiscale, realizzare il green new deal, una giustizia più rapida, meno burocrazia, più investimenti e più cantieri”

Ecco le considerazioni del nostro corrispondente da Roma:

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Chi è il reggente Vito Crimi?

È uno dei pilastri del M5S il nuovo reggente del Movimento, colui che assume ad interim la guida del Movimento a norma di Statuto: Vito Crimi è infatti il componente più anziano del Comitato di garanzia, organismo in cui siedono anche il viceministro Giancarlo Cancelleri e la consigliera regionale Roberta Lombardi. Palermitano di nascita, bresciano di adozione (si era trasferito lì nel 2000 per lavorare come assistente giudiziario alla Corte d’Appello), Vito Crimi è stato il primo capogruppo M5S al Senato quando il Movimento è entrato in Parlamento nel 2013. Fidanzato con la deputata del Movimento 5 Stelle Paola Carinelli, Vito Crimi è da subito una figura di riferimento del Movimento e non solo per la sua età anagrafica, più alta della maggioranza dei parlamentari che nel corso delle due legislature sono entrati in Parlamento. Nei governi Conte, Crimi è stato nominato nell’esecutivo con la Lega, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria. In questa fase ha avuto anche la delega alla ricostruzione post-sisma nell’Italia centrale. Con l’insediamento del secondo Governo Conte Crimi diventa invece vice ministro dell’Interno.




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