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Quando curarsi a casa è meglio che restare in ospedale

Gli ospedali, al tempo del Covid-19, hanno mostrato tutti i loro pregi e difetti. Moltissimi malati hanno preferito curarsi a domicilio. Seguiamo la quotidianità di Enza, infermiera per un ente accreditato in provincia di Bergamo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 maggio 2020 - 08:33
Ilaria Romano, RSI News
Come dice Enza, l'infermiera, "il tempo di relazione è tempo di cura". tvsvizzera

Il Covid-19 ha messo a dura prova gli ospedali, ma ha fatto emergere anche un altro servizio di cura, quello dell’assistenza domiciliare: pazienti affetti dal virus, ma anche malati di altre patologie, sono spesso seguiti a casa da infermieri professionisti che con loro instaurano un rapporto che va ben oltre la prestazione medica. Succede, è successo, nella Svizzera italiana. Succede, è successo, anche in Lombardia.

Enza, che lavora per un ente accreditato di Osio SottoLink esterno, in provincia di Bergamo, è un'infermiera professionista e coordina una squadra di colleghi. Insieme gestiscono 650 pazienti in uno dei territori più colpiti dall'emergenza, cosa che non ha impedito loro di garantire l’attenzione necessaria ad ognuna delle persone in difficoltà.

Con lei siamo andati a scoprire come funziona la cura a domicilio, quali legami si creano con assistiti e loro parenti e com'è cambiata la vita privata di una professionista in prima linea a servizio degli altri.

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