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Comandante della Sea-Watch 3 nel registro degli indagati

Mentre la capitana della Sea-Watch 3, Carola Rackete, è stata iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e per violazione del codice della navigazione, alcuni paesi si sono detti disposti ad accogliere le 40 persone ancora a bordo della nave della Ong, attualmente ferma vicino alle coste di Lampedusa. 

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 giugno 2019 - 21:06
tvsvizzera.it/Zz/ats con RSI (TG del 28.06.2019)
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La 31enne tedesca che ha deciso mercoledì di violare il blocco alle acque territoriali italiane imposto dal ministro degli interni Matteo Salvini è indagata dalla procura di Agrigento  per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per violazione del codice della navigazione, che punisce il comandante che non obbedisce all’ordine di una nave da guerra. Dovrà presentarsi alle 9:00 di sabato alla brigata della Guardia di Finanza dove sarà interrogata, assistita dai legali di Sea Watch.

"È stata una situazione d’emergenza che si sarebbe potuta evitare se ci fosse stato permesso di sbarcare", ha detto Rackete, la quale si appella alla legge del mare e alla convenzione di Ginevra per spiegare perché abbia deciso, dopo diversi giorni, di violare l'alt del vicepremier italiano.

Quest'ultimo, su Twitter, ha attaccato i Paesi Bassi la cui bandiera è battuta dalla Sea-Watch 3. 


A dare la propria disponibilità ad accogliere le persone a bordo sono stati finora la Francia, il Lussemburgo, la Germania, la Finlandia e il Portogallo.

Ad alimentare ancora di più la polemica vi è anche il fatto che, nei 16 giorni in cui la Sea-Watch 3 è rimasta "incagliata" nel divieto imposto da Salvini, oltre 500 migranti sono sbarcati con altri mezzi in Italia, secondo le cifre diffuse dal Ministero degli interni. 

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