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Corrette le stime ue Brusca frenata del Pil italiano nel 2019

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Stime di crescita Ue corrette

La Commissione europea ha abbassato drasticamente la previsione di crescita dell’Italia per quest’anno. A fine 2019 la stima è scesa allo 0,2%, vale a dire un punto percentuale in meno rispetto all’indicazione resa da Bruxelles in novembre. 

Si tratta della correzione più importante operata dall’esecutivo continentale tra tutti i paesi europei, che lascia il Belpaese in fondo alla classifica dell’incremento del prodotto interno lordo (Pil). Ridotte le stime anche per l’insieme della zona euro, passate dal +1,8% al +1,3%.

L’indice economico italiano è stato negativo nei due ultimi trimestri del 2018 e il paese è piombato tecnicamente in recessione. Per l’Ue l’economia italiana ha iniziato a perdere slancio nel 2013, con il Pil calato dello 0,2% negli ultimi tre mesi. Ma, mentre la frenata iniziale era "largamente dovuta al commercio mondiale meno dinamico”, scrive Bruxelles, “il recente allentamento dell'attività economica è dovuto a una domanda interna pigra, in particolare sugli investimenti", mentre pesa "l'incertezza legata alla policy del Governo e l'aumento dei costi di finanziamento".

Anche per il 2020 l’Ue ha limato le stime di crescita, passate dal precedente 1,3% allo 0,8%. Nella legge di bilancio il governo aveva limato dall’1,5% all’1% la previsione di aumento del Pil, dopo una serrata trattativa con le autorità europee che ritenevano troppo ottimistiche le stime di Roma.

Da parte sua il premier Giuseppe Conte ha confermato “le nostre valutazioni di crescita” mentre il ministro dell’economia e delle finanze Giovanni Tria, riferendosi al calo nella seconda metà del 2018, ha osservato che si tratta di una “battuta d’arresto più che di vera recessione”. E comunque la flessione in atto potrebbe attenuarsi già nel trimestre in corso, che potrebbe “tornare in territorio positivo”. 

Alla luce degli ultimi dati il presidente della Confindustria Vincenzo Boccia ha chiesto “un confronto serrato con il governo del Paese perché se Fmi, Comunità Europea, Bankitalia e Centro Studi di Confindustria, tutti avvertono un rallentamento, questo non vuol dire che c'è un complotto internazionale contro l'Italia, ma un dato previsionale con cui fare i conti".

tvsvizzera/reuters/ats con RSI (TG del 7.2.2019)

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