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Caso Cervia: "Mio marito venduto dallo Stato"

Parla Marisa Gentile, moglie di Davide Cervia, tecnico esperto di “guerra elettronica” scomparso da Velletri, a quaranta chilometri da Roma, il 12 settembre del 1990

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 aprile 2016 - 15:12

"Mio marito è stato rapito e venduto a corredo di armi e apparecchiature elettroniche... Erano gli anni della prima guerra nel Golfo... mio marito sapeva, e serviva". Marisa Gentile è la moglie di Davide Cervia, tecnico esperto di "guerra elettronica" scomparso da Velletri, a quaranta chilometri da Roma, il 12 settembre del 1990. La famiglia dopo ventisei anni ha citato in giudizio i ministeri della Difesa e della Giustizia davanti al tribunale civile di Roma chiedendo i danni "per la violazione di ciò che può definirsi il diritto alla verità". Aveva lasciato la Marina nel 1984 con il grado di sergente, perché sequestralo sei anni dopo? "E' stato venduto a corredo di armi portate in Medioriente. Quello di Davide è stato un rapimento di Stato, una vicenda imbarazzante per le istituzioni italiane che, a vari livelli, hanno fatto sì che non si giungesse ad una verità giudiziaria".

La qualifica di specialista Ete/Ge sarebbe dunque la causa del rapimento di Davide Cervia che, secondo i familiari, sarebbe stato letteralmente venduto come tecnico esperto, in seguito al divieto delle Nazioni Unite di vendere armi o addestrare militari nei paesi dell'Estremo Oriente.

Raffaella Fanelli

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