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L'incerto destino dei trasporti pubblici di Roma

La crisi dei trasporti pubblici a Roma, scoppiata all’inizio di agosto con le dimissioni del direttore generale di Atac Bruno Rota, è uno dei grandi problemi con cui è confrontata la capitale italiana. E mentre il Consiglio di amministrazione della società ha dato il via libera al concordato preventivo per salvare l’azienda, si delinea un settembre infuocato, di scioperi e proteste.  

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 settembre 2017 - 18:24
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“Parte la nostra rivoluzione per risanare l'azienda. Noi andiamo avanti con coraggio". Si è espressa così su Twitter l'assessore capitolino ai Trasporti Linda Meleo dopo il via libera di venerdì del Consiglio di amministrazione di Atac al concordato preventivo per salvare l'azienda, che mira a trovare un accordo con i creditori sotto l’egida di un tribunale. Era la più probabile delle soluzioni che si stavano delineando. 

Una soluzione che però preoccupa i dipendenti. I sindacati hanno annunciato una manifestazione sotto il Campidoglio il 7 settembre in concomitanza con il consiglio straordinario di Atac. 

I Radicali italiani e romani chiedono intanto a gran voce l’apertura alla concorrenza e la messa a gara del servizio,  secondo loro l’unica soluzione per salvare il servizio. 

Oltre ai debiti per di 1,4 miliardi di euro e il rischio di riduzione di personale, il grande problema dell’azienda, che ha cambiato quattro amministratori in 14 mesi, è rimettere i bus sulla strada, garantire la manutenzione, insomma fornire i servizi che ci si potrebbe attendere da una ditta di trasporti. Ma prima di riuscirci, sembra ci sia ancora molta strada da fare.

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